DOPO UN MERCATO ORSO (BEAR MARKET) SEGUE SEMBRE UN MERCATO TORO (BULL MARKET).

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Mercato ORSO

Il mercato ORSO prende il nome dal modo in cui un orso attacca la sua preda, facendo scorrere le zampe verso il basso. Questo è il motivo per cui i mercati con prezzi delle azioni in calo sono chiamati mercati ribassisti.

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Mercato TORO

Il mercato TORO prende il nome dal modo in cui un TORO attacca lanciando le corna in aria verso l'alto. Questo è il motivo per cui i mercati con prezzi delle azioni in rialzo sono chiamati mercati rialzisti.

Le oscillazioni, o correzioni, non sono un difetto, ma una componente normale dei mercati finanziari. Prima o poi il mercato tornerà ad esprimere con i prezzi il giusto valore. Al di la delle previsioni degli analisti che si sbattono per cercare di azzeccare i trend di breve termine, ci sono prezzi che non si possono spingere oltre determinati livelli, poiché prima o poi i volumi di acquisto torneranno e lo faranno quando meno te lo aspetti.

I mercati "Orso" diventano sempre mercati "Toro", cioè rialzisti. In media i successivi 12 mesi sono mesi che porteranno enormi guadagni. 

orsi e tori. Mercato orso e mercato toro

CORREZIONE O STORNO

Periodo finanziario in cui i mercati girano al ribasso. La correzione media del mercato è di breve durata e dura da tre a quattro mesi. La correzione media per l’S&P 500 dalla seconda guerra mondiale dura quattro mesi e vede le azioni scivolare mediamente del 13% prima di toccare il fondo e trasformarsi in mercato toro.

RIBASSO < 20%

BEAR MARKET O CRISI

Periodo finanziario in cui i mercati girano al ribasso. I mercati ribassisti registrano una perdita media del 30,4% e durano 13 mesi; ci vogliono in media quasi 22 mesi per recuperare le perdite. Sono spesso accompagnati da un sentimento negativo degli investitori e prospettive economiche in declino.

RIBASSO > 20%

Le cause di un mercato ribassista spesso variano. Concettualmente, la maggior parte dei mercati ribassisti ha due componenti: l’aggiustamento dei multipli e la contrazione degli utili.

  • Contrazione degli utili: Si potrebbero avere per esempio quando l'inflazione aumenta e di conseguenza le banche centrali alzano i tassi di interesse. L’aumento dei tassi (e dell’inflazione)  provoca una contrazione degli utili aziendali. I consumatori dovranno fare i conti con un aumento del prezzo dei beni a causa dell’inflazione e un aumento del costo per contrarre finanziamenti.
    Tutto ciò determina una riduzione del reddito disponibile per gli acquisti che corrisponde a una riduzione delle vendite da parte delle aziende.
    Questo processo, ovviamente, determina una riduzione degli utili e quindi dei dividendi, che sono 2 catalizzatori della crescita o decrescita del prezzo delle azioni nei mercati finanziari. In tal senso quindi assisteremo ad un crollo del prezzo.

  • Aggiustamento dei multipli: si ha in occasione, anche in questo caso, di aumento dei tassi di interesse. Questa considerazione ha a che fare con il concetto di attualizzazione dei flussi futuri di cassa che vengono attualizzati tramite un tasso c.d. di sconto, che segue appunto l'andamento dei tassi di interesse di titoli a zero rischio (c.d. risk free). Se aumentano i tassi di interesse, aumenterà anche questo tasso di sconto che non farà altro che riadeguare al ribasso il prezzo del titolo in quanto aumenterà il tempo per l'investitore per rientrare dal capitale investito. In sintesi potremmo semplificare ai minimi termini in questo modo: quando i tassi sono bassi e i rendimenti dei bond sono modesti, aumenta l’attrattività delle azioni capaci di offrire una remunerazione migliore. Quando i tassi aumentano, viceversa, le azioni devono competere con il rendimento delle obbligazioni che si fa interessante. Questo fenomeno determina uno spostamento di capitali dalle azioni verso i bond. La vendita massiccia di azioni ne fa scendere il prezzo: praticamente la discesa delle quotazioni azionarie nel presente, ne aumenta il rendimento nel futuro allineandolo a quello dei bond. 

 

Ma in generale, un'economia debole o in rallentamento , lo scoppio di bolle di mercato, pandemie, guerre, crisi geopolitiche e drastici cambiamenti di paradigma nell'economia come il passaggio all'economia online, sono tutti fattori che potrebbe causare un mercato ribassista. I segnali di un'economia debole o in rallentamento sono in genere bassa occupazione, basso reddito disponibile, debole produttività e calo dei profitti aziendali. Inoltre, qualsiasi intervento del governo nell'economia può anche innescare un mercato ribassista.

Differenza si trova in caso ci si trovi di fronte ad un mercato ribassista in corrispondenza ad una recessione. In tal caso in mercati ribassisti degli ultimi 80 anni, le azioni sono scese in media di un ulteriore 16% dopo aver superato la soglia del 20%. Il successivo ribasso è stato più alto quando il mercato ribassista ha coinciso con una recessione. Le azioni sono scese in media di un ulteriore 11% durante i mercati ribassisti non recessivi. La buona notizia è che queste perdite aggiuntive vengono solitamente recuperate rapidamente, con un aumento medio del 12% nell'anno successivo al calo del 20%.

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S&P 500 STORIA DEI RENDIMENTI
correzione dei mercati azionari dal 1945
i bear market dal 1945

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