IL CICLO ECONOMICO

Un ciclo economico è lo stato generale dell'economia che attraversa quattro fasi in un modello ciclico.

Tale modello consente di capire come si muove il mondo degli investimenti in relazione all’alternarsi di fasi economiche. In particolare, il ciclo economico si compone di quattro fasi, che si alternano nel corso del tempo:

  • Ripresa

  • espansione

  • Recessione

  • Depressione

Queste fasi rappresentano quindi la crescita e decrescita del pil. In concomitanza di queste fasi gioca un ruolo importante l'inflazione. Infatti in un ciclo economico le variabili da attenzionare sono proprio i dati economici e quelli relativi all'inflazione.

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In funzione della fase storica gli asset finanziari performano in maniera nettamente diversa. Secondo una ricerca del governo statunitense, il ciclo economico in America dura in media circa 5 anni e mezzo (dalla seconda guerra mondiale).

Ripresa

E' un contesto finanziario caratterizzato da bassa inflazione in cui le banche centrali stimolano l'economia con tassi di interesse bassi. I tassi bassi favoriscono bassi tassi sui finanziamenti e mutui grazie ai quali la gente spende di più comprando più beni e servizi rimettendo quindi in moto l'economia. In questo contesto le asset che performano sono in genere le azioni (specialmente le small cap e le growth in genere), le obbligazioni corporate.

Espansione

E' un contesto finanziario caratterizzato ancora da inflazione moderata seppur in crescita ma controllata. In una fase successiva, qualora l'inflazione dovesse salire oltre le attese, potrebbe sfociare in iperinflazione in concomitanza al boom economico o per fattori esogeni come per es negli anni 70 la crisi petrolifera. Ed è proprio l'inflazione oltre le attese o incontrollata che potrebbero portare le banche centrali a raffreddare l'economia quel tanto da riportare in carreggiata l'inflazione stessa. L'inflazione alta unita al rialzo dei tassi di interessi potrebbe far sfociare l'economia verso il terzo ciclo, ovvero quello della recessione.

Nella fase espansionistica le saaet che performano meglio saranno ancora le azioni, le obbligazioni inflation linked, oro, e materie prime specialmente legate all'industria e l'energia.

Recessione

La fase recessiva è caratterizzata da pil in discesa con tassi di interesse in aumento proprio per frenare l'inflazione. Tassi alti e inflazione alta determinano infatti il rallentamento dell'economia. Tale fase è deleteria per le azioni, specialmente le growth, ed è terreno fertile per le commodity, le inflation linked, obbligazioni di breve termine, oro e utilities, ovvero azioni sul versante elettricità ed energy in generale. I mercati avranno crolli verticali nel breve periodo (quello che comunemente viene chiamato «sell-off» di borsa o «crisi di liquidità») ma in caso di successiva ripresa le azioni tornerebbero a performare positivamente. E' il caso per es. del 2018 e del post pandemia 2020.

Di norma una recessione è definita semplicemente come due trimestri consecutivi di calo del PIL reale. Fanno eccezione alla regola le recessioni del 1960-1961 e del 2001 che non includevano due cali trimestrali successivi del PIL reale.

Anche se un periodo di recessione non sembra imminente, non è mai troppo presto per pensare alle potenziali ripercussioni di un evento del genere sul proprio portafoglio. Infatti i cicli ribassisti e le recessioni sono a volte concomitanti, “con le azioni che tendono a raggiungere il picco con un anticipo di circa sette mesi rispetto al ciclo economico”, spiegano gli esperti.

Una recessione si verifica quando la produzione economica subisce una flessione dopo un periodo di crescita. La buona notizia è che, normalmente, le recessioni non durano a lungo, tra 8 e 18 mesi, con una media di 11 mesi.

L’effettivo arrivo di una recessione è ufficialmente proclamato dal National Bureau of Economic Research (NBER) un’autorevole associazione americana composta da economisti di prim’ordine.
Per decretare ufficialmente l’entrata in recessione il NBER tiene in considerazioni numerose variabili come PIL reale,  reddito reale, nell'occupazione, nella produzione industriale e nelle vendite all'ingrosso-al dettaglio ."

Depressione

Nel caso in cui non esistano sufficienti stimoli per far uscire il sistema dalla crisi, il sistema stesso entrerà in una fase di depressione / deflazione da cui sarà molto difficile uscire (per es. il caso del Giappone degli anni ‘90-’00 e il caso degli USA degli anni ‘30, l'Europa tra il 2008 e il 2012). Quindi è un ciclo che avviene in una fase successiva alla recessione nel caso in cui, per insufficienti stimoli da parte dei policiy makers, il sistema non riesca più a ritornare in quelle condizioni di equilibrio pre-crisi.

I mercati reali tendono a crescere poco o nulla e, pertanto, gli asset tradizionali come le azioni potrebbero osservare lunghi periodi di scarsi rendimenti.

Inoltre, una depressione accompagnata da deflazione diventa una «sabbia mobile» da cui la politica monetaria non può far nulla per il sistema e in cui la politica fiscale spesso fallisce, per motivi già analizzati nel caso del Giappone. 

Quindi la depressione rimane lo scenario peggiore che un investitore possa vivere.

Le uniche asset capaci di diversificare il portafoglio sono i classici beni rifugio come il dollaro, il cash, obbligazioni in valuta forte.

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Pesare le asset in relazione al ciclo economico renderà il tuo portafoglio performante e più stabile. Il rapporto rischio-rendimento delle assets inoltre cambia nel tempo e in base al ciclo.

Puoi decidere di fare da solo, o affidarti ad un professionista che seguirà il tuo portafoglio con l'ausilio della tecnologia più avanzata. In questo secondo caso contattami.

Cosa influenza il passaggio del ciclo

Inflazione

Possiamo paragonare l'economia ad un motore di una macchina: se i giri del motore aumentano troppo o troppo velocemente il motore stesso rischia di fondersi. Per mantenere il giusto equilibrio tra i due estremi, solitamente le banche centrali spingono sull’acceleratore, con le misure di stimolo, quando il contagiri dell’inflazione è basso. Mentre, quando il contagiri schizza verso l’alto, vengono rimosse le misure di stimolo e vengono alzati i tassi d’interesse.
Il caso tipico si verifica quando la crescita economica è troppo elevata e l’eccesso di domanda dei consumatori determina un aumento dei prezzi, che causa, appunto, l’inflazione .
Ecco, allora, che le banche centrali intervengono in senso opposto per frenare la crescita e la domanda alzando i tassi di interesse quel tanto che basta da raffreddare l'economia da riportare l'inflazione in carreggiata intorno al 2%, dato confermato che rappresenta una percentuale accettabile e benigna di inflazione. Quindi cos'è l'inflazione?

Inflazione: l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.

Sia la Federal Reserve che la BCE riportano che un valore d’inflazione stabile (per i Paesi sviluppati) si aggira intorno al 2% annuo, perché garantisce una certa crescita economica senza un’eccessiva svalutazione della moneta.

Per difendersi dall'inflazione molto utili sono le obbligazioni inflation linked, l'oro e le materie prime dei metalli industriali, e le azioni dell'energia, dei materiali.

Possiamo avere in linea generale 2 tipi di inflazione: 

  • Inflazione da domanda : quando la domanda totale di beni e servizi di un'economia aumenta più velocemente di quanto la produttività sia in grado di aumentare, ciò provoca una pressione al rialzo sui prezzi. Poiché l'offerta non è in grado di tenere il passo con la forte domanda di beni e servizi, le imprese sono in grado di aumentare i prezzi senza compromettere le vendite. Per esempio se la banca centrale, come successo durante il covid, dovesse aprire i rubinetti della liquidità aumentando l'offerta di moneta, e i governi stimolare l'economia tramite incentivi fiscali, questo combinato disposto non farebbe che aumentare la domanda di beni e servizi alla quale le imprese non sono in grado di aumentare la capacità produttiva in poco tempo. Ciò determina un aumento dei prezzi.

  • Inflazione spinta dai costi: è causata dall'aumento dei costi di produzione (materie prime e salari) che vengono trasferiti ai consumatori finali. 

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Deflazione

Deflazione: in macroeconomia è il calo del livello generale dei prezzi (CPI). È il concetto opposto di inflazione. La deflazione deriva o dall'aumento dell'offerta di beni o servizi, o dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori.  Le aziende per mantenere i loro volumi di fatturato sono costrette a delle riduzioni di prezzi per essere più competitive, andando a danneggiare spesso il loro margine. Di conseguenza i consumatori attenderanno ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa.  Se questo periodo si protrae a lungo le aziende, che già avranno margine ridotto, inizieranno a produrre meno e avranno bisogno di meno personale, il che causerà un aumento della disoccupazione, con un ulteriore riduzione di spesa da parte delle famiglie, che di fatto si impoveriranno.  Tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta.  La deflazione è un fenomeno piuttosto pericoloso, in quanto si verifica generalmente in periodi di recessione economica e nei casi più gravi può sfociare in una vera e propria depressione. 

Gli asset che sono utili saranno il cash (inflazione è bassa), le obbligazioni fixed income di lungo termine, le growth stoks, azioni con alti dividendi, le azioni dei mercati emergenti.

Reflazione

La reflazione è un aumento dei prezzi successivo a un periodo di bassa inflazione(deflazione); in buona sostanza si tratta di un semplice ritorno dei prezzi alla linea di tendenza di lungo termine dei prezzi. Consiste in linea pratica nell'atto di stimolare l'economia, aumentando l'offerta di moneta o riducendo le tasse a seguito di una caduta nel ciclo economico. E' una forma di inflazione che non è cattiva come l'inflazione vera e propria in quanto è una ripresa del prezzo livello quando è sceso al di sotto della linea di tendenza. Ad esempio, se l'inflazione avesse funzionato a un tasso del 2%, ma per un anno scendesse allo 0%, l'anno successivo avrebbe bisogno dell'inflazione di poco più del 4% per effetto compounding  per recuperare la tendenza a lungo termine. Quindi questa inflazione superiore al normale è considerata reflazione, poiché si tratta di un ritorno alla tendenza, non superiore alla tendenza a lungo termine. La reflazione è considerata un antidoto alla deflazione (che, a differenza dell'inflazione, è considerata negativa indipendentemente dalla sua grandezza).

Come proteggersi da situazioni di crisi finanziarie e sopratutto reflattive importanti? Sui mercati si verifica spesso una vera e propria “staffetta” fra i diversi asset percepiti dagli investitori come beni rifugio che mettano al riparo i propri risparmi sia da crisi finanziarie che da shock inflazionistici. Titoli di Stato di Paesi ritenuti solidi (USA e Germania), valute predominante e valute di Paesi-fortezza (Dollaro e Franco Svizzero). Ma sopratutto in contesti iperinflazionistici le obbligazioni inflation linked ma sopratutto il classico bene rifugio, l'ORO.

Stagflazione

Stagflazione: è la concomitanza, in un ciclo economico, dei due fenomeni di stagnazione (recessione, cioè mancanza di crescita dell’economia in termini reali, GDP) e di inflazione (aumento generale dei prezzi). Tra i motivi che possono portare a stagflazione ci sono per esempio uno shock come un incremento duraturo del prezzo del petrolio. La conseguenza è un incremento permanente del livello dei prezzi, ossia inflazione elevata. Oppure un aumento della massa monetaria con stampa di moneta, aumento delle tasse (spesso combinato con il precedente). Si può facilmente capire che è la peggiore fase ( l’inflazione è in crescita nonostante l’economia rimanga stagnante). 
Infatti il termine stagflazione è una combinazione di stagnazione e inflazione. Una proficua lotta alla stagflazione è particolarmente complessa, in quanto per diminuire la spinta inflazionistica le Banche Centrali dovrebbero ridurre la massa di moneta circolante e, indirettamente, contenere la domanda di beni e servizi (si riperquote in una diminuzione del pil, e quindi rischio recessivo); ma una diminuzione della domanda causata da scarsità della massa monetaria non favorisce la crescita economica e quindi il rientro della disoccupazione. Una politica monetaria restrittiva risulta inefficace e quindi occorre agire piuttosto su quella fiscale, con una sensibile riduzione della spesa corrente ed una corrispondente riduzione della pressione fiscale, unico strumento efficace per stimolare i consumi e perciò la domanda aggregata di beni e servizi.

Alle Banche centrali spetta quindi il compito di fine tuning, ovvero di equilibrare con la maggiore precisione possibile, la liquidità immessa nel sistema, in particolare attraverso una migliore allocazione della massa monetaria allargata che accompagni la ripresa dell’economia.

Gli asset utili saranno materie prime, metalli industriali, azioni utilities, energetico, healtcare.

Come riconoscere una fase del ciclo

Fattori come il prodotto interno lordo (PIL), i tassi di interesse, l'occupazione totale e la spesa per consumi possono aiutare a determinare la fase attuale del ciclo economico.

Gli indicatori Leading o anticipatori

Per tutti i principali Paesi, esiste un indice che raggruppa i principali indicatori anticipatori (Leading Economic Index), comunicato con cadenza mensile. Gli indicatori economici “anticipatori” (detti anche leading) sono utili come predittori a breve termine – da 6 a 9 mesi nel futuro – dell’economia e includono: 

  • Mercato azionario: è considerato un indicatore affidabile per predire lo stato di salute di un economia, in quanto i partecipanti al mercato passano il proprio tempo a valutare lo stato delle società e delle economie e sono in grado di valutare le crescite future. Infatti i mercati si fanno delle aspettative, e anticipano, o almeno ci provano, quello che poi dovrebbe avvenire a livello di economia. Problematiche: alcune volte i prezzi sono basati su speculazioni piuttosto che sull’effettivo valore di una società. Vedasi il caso post pandemia e la crescita smisurata del settore growth.

  • Prezzi degli immobili: Il mercato degli immobili è ritenuto un indicatore leading, in quanto il suo andamento può fornire informazioni sullo stato dell’economia con mesi d’anticipo. Il calo dei prezzi delle abitazioni suggerisce che il numero degli edifici disponibili eccede quello dei potenziali compratori. Ciò può essere dovuto all’inflazione dei prezzi o alle mancate possibilità economiche. Se il settore immobiliare si indebolisce, ne risente l’intera economia.

  • Rendimento dei bond: viene visto come la misura delle aspettative di mercato. Le performance dei bond a breve termine (con scadenze entro i due anni) risentono direttamente dalle decisione della banca centrale e dalle aspettative sui tassi di interesse. Mentre le prestazioni dei bond a lungo termine (con scadenze superiori ai 2 anni) dipendono dai tassi di interesse ma anche da fattori quali l’inflazione e la crescita economica, che possono richiedere più tempo per diventare effettive.Quando queste variabili entrano in gioco, la curva di rendimento può variare. Sono proprio queste variazioni che vengono osservate dagli analisti per predire le prospettive economiche. Quando la curva si inverte allora il mercato si aspetta una recessione. Infatti l'inversione viene interpretata come un segno che gli investitori si aspettano un rallentamento della crescita economica e di un taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.

  • Statistiche di produzione e industria manifatturiera: Un aumento della produzione tende ad avere un impatto positivo sul prodotto interno lordo (PIL), che concorre all’aumento dei consumi e alla crescita economica. Storicamente, il PMI manifatturiero tende a guidare la crescita o decrescita degli utili di circa 6 mesi.

  • Vendite al dettaglio: In generale, l’incremento delle vendite è un segno di sviluppo economico. Se i consumatori sono consapevoli di avere stabilità economica per il presente e il futuro, continueranno ad acquistare nuovi prodotti e sborsare denaro per beni non di prima necessità. Questo comporta un aumento della produzione in linea con la domanda e incentiva la crescita del PIL.

  • Tassi di interesse: I tassi di interessi possono essere considerati sia indicatori leading che lagging. Sono lagging nel senso che la decisione di aumentare o diminuire i tassi è presa dalle banche centrali a seguito di un evento economico o di un movimento di mercato già avvenuto. Tuttavia, sono da considerarsi leading in quanto una volta presa la decisione, c’è un’elevata probabilità che l’economia cambi per adattarsi ai nuovi tassi d’interesse.

Tra gli indicatori statistici leading più usati c’è il Citigroup economic surprise index, il Purcharing manager index, cioè il PMI ( un anticipatore del PIL che fornisce un risultato molto semplice da comprendere: valori di PMI superiori a 50 sono considerati forieri di crescita, mentre valori inferiori a 50 sono associati a previsioni di rallentamento o contrazione) e l’Eurocoin.

Gli indicatori Coincident

Gli indicatori coincidenti sono semplicemente quelli che si muovono contemporaneamente – o quasi – all’economia. Un indicatore coincidente può essere usato per identificare le date dei picchi (dopo che si sono verificati) nel ciclo economico.

  • Pil

  • Tasso di disoccupazione: 

  • Produzione industriale

  • Ordini all’industria

  • Salari orari del settore manifatturiero

Gli indicatori Lagging o posticipatori

Sono indicatori che svoltano dopo che la condizione economia generale ha cambiato direzione, confermando un’inversione di tendenza del ciclo già avvenuta.

  • Tassi di crescita del PIL : : Il prodotto interno lordo (PIL) consiste nel valore monetario di tutti i prodotti e servizi che vengono prodotti in un Paese. Quando il PIL cresce, può scatenare una reazione a catena rispetto agli altri indicatori della lista come sull’occupazione, in quanto le società assumono più forza lavoro e aumentano la produzione. Un tasso di crescita del PIL costante, è un segnale positivo rispetto alla stabilità dell’economia di un Paese. Se il pil è  in calo per due trimestri consecutivi, probabilmente l’economia è in una fase di declino o recessione.

  • Indice dei prezzi al consumo (IPC) e l’inflazione(circa entro 6 mesi). L’inflazione consiste nell’aumento del prezzo di beni e servizi in un Paese. Si tratta di un indicatore lagging in quanto è il risultato di una crescita o decrescita economica. Durante la crescita economica è probabile che crescerà anche l'inflazione prima o poi. Crescendo l'inflazione la banca centrale alza i tassi di interesse per raffreddare l'economia quel tanto che basta per riportarla in carreggiata. Oltre ai tassi di interesse, ha influenza anche sul tasso di cambio in quanto la valuta di solito si apprezza. Ha influenza anche sul pil in quanto un inflazione alta rallenta i consumi e di conseguenza il pil e l'occupazione. Durante periodi di decrescita economica, ci possono essere livelli di inflazione in calo fino alla ‘deflazione’, ossia quando l’inflazione scende sotto lo 0%. Pur sembrando uno scenario auspicabile, in realtà è la conferma che i consumi sono calati drasticamente, il che spesso si accompagna a scarsa liquidità, calo delle vendite e incremento della disoccupazione.

  • Forza e stabilità della valuta: La valuta di un Paese è lo specchio della salute e della stabilità della sua economia, in quanto il prezzo della moneta si basa sul valore percepito sia dagli acquirenti che dai venditori. Si tratta di un indicatore lagging perché questo valore è soggetto a fluttuazioni che riflettono la situazione politica ed economica di uno stato. Una valuta forte incentiva l’economia grazie al maggiore potere d’acquisto. Se un paese è esportatore, nonostante i beni possano essere venduti a un prezzo maggiore, gli importatori potrebbero non essere disposti a pagare la differenza. Mentre se un paese è importatore, acquistare beni dall’estero diventa molto conveniente. Quando la valuta invece è debole diminuisce i prezzi delle esportazioni e, nonostante sia meno positivo per le società nazionali, può accrescere la competitività a livello globale. Ciò rende le importazioni più costose in quanto la valuta ha un minore potere d’acquisto e il costo dei beni provenienti dall’estero aumenta. Ciò nonostante ci sono dei vantaggi nell’avere una moneta debole: si incoraggia il turismo e la domanda per beni prodotti a livello nazionale.

  • Statistiche sull’occupazione (I posti di lavoro sono disponibili dopo 3 mesi). Se la disoccupazione cresce di mese in mese per un certo periodo di tempo, diventa campanello d’allarme per un possibile declino economico perchè sta a significare che  le aziende hanno perso le speranze di superare il momento difficile e hanno iniziato a licenziare alcuni dei propri dipendenti.Anche se l’economia dà segni di miglioramento e crescita il tasso di disoccupazione può non diminuire. I datori di lavoro aspetteranno sempre chiari segnali di ripresa economica prima di procedere a nuove assunzioni.

  • Prezzo delle materie prime.I prezzi delle materie prime sono considerati un indicatore macroeconomico affidabile perché il loro valore spesso cambia in anticipo rispetto ad altri indicatori lagging.L’aumento della domanda di materie prime come legno, ferro e petrolio può essere interpretata come un segno di crescita economica.

L’osservazione svolta dagli indicatori leading preannuncia quindi una svolta del ciclo economico che dovrebbe trovare conferma negli indicatori coincidenti e infine una definitiva consacrazione da quelli laggins. Individuare il vero punto di svolta non è né automatico né semplice considerando che possono fornire segnali discordanti. Anche perchè bisogna ricordare che i mercati, qualsiasi mercato finanziario, che sia azionario, obbligazionario ecc.. si muove non in base ai dati economici, ma in base alle aspettative per trovare poi consacrazione o meno nei dati economici. Ma quando il dato esce, se il dato non è inferiore o ben superiore alle attese, il mercato lo ha già scontato nei prezzi.

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