Dollar Bills

La funzione della valuta nel portafoglio: il dollaro

Il dollaro è la principale valuta di riserva: ha assunto un ruolo sempre più determinante come moneta per regolare le transazioni internazionali. Infatti, tale valuta è utilizzata per stabilire, a livello internazionale, i prezzi di materie prime come oro, petrolio e gas. In questo modo i vari paesi del mondo sono praticamente costretti a detenere questa moneta per poter comprare e pagare questi beni. Proprio per questo gran parte delle assets oggi sono quotate in dollari: 

  • azionario(msci world): più del 50% è composto da USA, e quindi da dollaro

  • obbligazionario: il global aggregate ha circa il 40% di dollaro.

  • oro e commodity: l'oro è quotato in dollari come gran parte delle commodity

Ad oggi il dollaro detiene lo status di moneta di riserva, anche se non è detto lo sia in eterno. Il dollaro è considerato un safe heaven un porto sicuro proprio per quanto detto sopra. Il suo valore non si basa più dal 1971 sulle riserve di oro, ma da un patto di fede, e il prezzo è determinato dalla fiducia che i mercati riservano all'economia di un paese.

La funzione del dollaro nel portafoglio

Un portafoglio solido e resiliente dovrebbe essere costruito in ottica globale, è quindi inevitabile assumere un’esposizione più o meno rilevante al dollaro, o come esposizione indiretta, quindi asset denominati in dollari, o come esposizione diretta, attraverso strumenti che replicano l’andamento della valuta stessa. Il dollaro è di per se l'asset rifugio per eccellenza, un asset praticamente a rendimento nullo nel lungo periodo,  ma fondamentale nell'essere un' asset diversificante capace di mitigare, insieme ai bond di breve termine, e in certi casi l'oro, l'oscillazione del portafoglio in occasione di rialzo dei tassi di interesse.

Quando la FED aumenta i tassi di interesse rende le obbligazioni americane più appetibili per gli investitori che avranno di conseguenza la possibilità di investire a tassi più elevati a fronte di un rischio minore (Infatti la valuta è a tutti gli effetti un patto di fede, nel senso che gli investitori credono nella solvibilità di quel paese). Questo crea un effetto pull, ovvero i capitali vengono attratti verso gli USA dai paesi emergenti generando una maggiore domanda di dollari. Il cosidetto flight to quality.

Inoltre durante una recessione i mercati finanziari, che generalmente anticipano quello che nei dati osserviamo solo dopo qualche mese, crollano all’unisono, in quello che comunemente viene chiamato «sell-off» di borsa o «crisi di liquidità». La locuzione «crisi di liquidità» deriva dal fatto che gli investitori, quando l’avversione al rischio cresce enormemente (in fase di risk-off) tendono a sbarazzarsi di qualsiasi asset che non sia la liquidità. La liquidità, quindi, va in crisi proprio perché aumenta esponenzialmente la domanda di questo asset e di conseguenza il suo prezzo cresce.

La forza di una valuta inoltre risente anche dalla differenza tra esportazioni ed importazioni di un paese. Logico pensare che un paese che esporta molto venderà beni e servizi avendo entrata valutaria e di conseguenza un bambio forte.

Il dollaro in un portafoglio può essere detenuto sia sotto forma di valuta che di titoli americani (treasury). Proprio per questo I Treasury rappresentano uno strumento molto importante in un portafoglio per stabilizzare lo stesso durante una crisi di liquidità. Da come si evince nel grafico durante la crisi di liquidità dei primi mesi di pandemia tale strumento è stato l'unica fonte di reddito e di stabilità. Ovviamente i titoli di Stato americani o comunque le obbligazioni in dollari non possono rappresentare gran parte del nostro portafoglio obbligazionario a causa proprio della variabilità del tasso di cambio tra dollaro ed euro. Restano tuttavia un asset importante da tenere in specifiche proporzioni grazie alla funzione rifugio svolta dal dollaro stesso.

Rischi e ritorno alla media

Esporsi al dollaro comporta l’assunzione di un rischio aggiuntivo. Questo rischio significa maggiore incertezza sui risultati futuri, nel bene e nel male. 
E’ corretto e per certi versi indispensabile esporsi al dollaro.
E’ altrettanto indispensabile comprendere le conseguenze dell’assunzione del rischio di cambio per valutare strategie in grado di mitigare i rischi.

Chi avesse, ad esempio, deciso di esporsi al dollaro nel periodo a cavallo della grande crisi finanziaria del 2008 (quando, appunto, il sistema capitalista americano sembrava prossimo all’implosione) avrebbe senz’altro un opinione diversa. Infatti, nonostante il rapporto di cambio tra valute di paesi sviluppati (ad esempio Europa e Stati Uniti) tenda a rimanere costante nel lungo termine, il grafico sotto mostra l’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro tra il 2000 e il 2008 quando il dollaro perse circa il 40 % del suo valore.

Per chi ha un orizzonte temporale di lungo termine, la copertura del cambio comporta ben pochi benefici con aggravio di costo.

Per quanto sia vero che le valute sono storicamente cicliche e tendono a tornare alla media nel lungo termine, i cicli valutari sono generalmente più lunghi rispetto all’orizzonte temporale dell’investitore medio (7-10 anni). Per questo è importante dosare bene la quantità di dollari in relazione al ciclo tramite opportuni ribilanciamenti.

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Per chi ha un orizzonte temporale di lungo termine, la copertura del cambio comporta ben pochi benefici con aggravio di costo.

Per quanto sia vero che le valute sono storicamente cicliche e tendono a tornare alla media nel lungo termine, i cicli valutari sono generalmente più lunghi rispetto all’orizzonte temporale dell’investitore medio (7-10 anni). Per questo è importante dosare bene la quantità di dollari in relazione al ciclo tramite opportuni ribilanciamenti.

La copertura (headging)

Nel mercato degli investimenti la maggior parte dei prodotti di investimento globali oggi esiste sia nella versione a cambio cosiddetto “aperto”, ovvero esposta al dollaro o altra valuta, che a cambio “coperto”, ovvero con l'azzeramento del rischio valutario.

Su un orizzonte di lungo termine ha poco senso scegliere di coprirsi dal rischio di cambio: le valute sono storicamente cicliche e tendono a tornare alla media nel lungo termine (anche se non è una certezza assoluta) . I cicli valutari sono relativamente lunghi (circa 7–10 anni). L’hedging valutario, dunque, è solo un costo,  un costo implicito che dipende dal differenziale dei cambi. Coprire il rischio cambio di valute con un tasso superiore al tasso euro ha un costo, coprire valute con un tasso inferiore produce viceversa un rendimento. A maggior ragione se si gestisce nel tempo l'investimento ribilanciandone il rischio (in caso di deprezzamento valutario si potrebbe incrementare in ottica di futuro ritorno alla media). Ma chi ha un orizzonte temporale breve, o comunque una minore avversione al rischio, dovrebbe contenere il rischio cambio.

 

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Non è l' usare solo ingredienti buoni che fa di una ricetta un capolavoro culinario. Mettere troppo sale, seppur di qualità e a buon prezzo, ne determinerà comunque un fallimento.

Cosi come pesare le asset in relazione al ciclo economico renderà il tuo portafoglio performante e più stabile. 

Puoi decidere di fare da solo, o affidarti ad un professionista con l'ausilio della tecnologia più avanzata e una banca leader nel settore degli investimenti. In questo secondo caso contattami.

Implicazione con altre asset class

Le materie prime e l’oro tendono ad avere una certa correlazione inversa con il dollaro (la discesa del dollaro favorisce le quotazioni dell’oro e delle commodity). Questo perchè il dollaro è utilizzato proprio nel commercio di questi assets. All'alzarsi del dollaro ovvero materie prime e oro costano di più per l'investitore non USA. Quindi la domanda diminuisce. Quindi potrebbero essere utili per es. per mitigare il rischio valutario del dollaro.

Una correlazione inversa potrebbe esserci anche con il mercato azionario poichè le aziende non USA con dollaro forte trovano le materie prime più care. Per es. l'argento è un metallo ch, a differenza dell'oro, è utilizzato nell'industria.

Postilla: lo yen

Lo Yen giapponese è una delle cosiddette “safe heaven currency” ossia valute che tendono ad apprezzarsi in occasione dei ribassi azionari. Durante la grande crisi finanziaria del 2008 lo yen è stato uno dei pochi asset che ha offerto protezione (mentre il dollaro affondava poichè gli Usa rischiavano di perdere lo scettro di Paese solido percepito come porto sicuro per via della crisi finanziaria e bancaria). Ricordiamo infatti che una valuta risente molto del rapporto di fiducia con gli investitori.

Il motivo dell'apprezzamento dello yen non è da ricercarsi esclusivamente nella solidità finanziaria attribuita al Giappone ma anche al fenomeno di carry trading: si tratta di quella attività che consiste nel prendere in prestito denaro dai paesi che hanno tassi bassi (come il Giappone) e stabili per andare a investire nei paesi con rendimenti più alti (come ad esempio gli Stati Uniti). Sostanzialmente gli operatori professionisti si indebitano in yen per investire in dollari. Quando aumenta l’instabilità e la percezione del rischio, le banche chiedono di rimborsare i finanziamenti (“stretta creditizia”). Gli operatori devono quindi vendere gli investimenti in dollari per comprare yen e rimborsare i finanziamenti contratti. La domanda concentrata di yen da parte di molti di questi operatori ne fa salire la quotazione.

Tuttavia dopo il ribasso degli ultimi anni è stata messa in discussione la funzione protettiva nei portafogli. Ma per quelli di grande entità e già ben diversificati potrebbe migliorarne l'efficienza nel lungo periodo in ottica di ribilanciamento.

Conclusioni pratiche.

Ribilanciare l’esposizione al dollaro è una pratica di buon senso.
La componente valutaria dovrebbe essere ribilanciata esattamente come si ribilancia tutto il resto del portafoglio.
Ad esempio dopo un rally del 20%, ha senso scaricare un po’ del dollaro ripiegando, magari, sui bond europei. Quindi si riduce il rischio evitando di coprire il cambio e pagarne il relativo costo.

Gestire l’esposizione al dollaro attraverso una parziale copertura del cambio e/o accorgimenti come una corretta attività di ribilanciamento, una giusta considerazione delle azioni e delle obbligazioni europee, e un’adeguata diversificazione valutaria può aiutare a costruire portafogli più solidi.

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