FONDI COMUNI ED ETF

Un fondo comune di investimento è patrimonio comune, creato e gestito da una Società di Gestione del Risparmio (SGR) che raccoglie i capitali di risparmiatori piccoli e grandi e li investe sui mercati finanziari con l’obiettivo di diversificare l’investimento rispetto a quanto si otterrebbe investendo in un unico strumento finanziario. La finalità dei fondi comuni di investimento è aggregare i patrimoni di più risparmiatori, investire sui mercati finanziari e creare valore nel tempo.  Il ritorno per il sottoscrittore dipende quindi dall’ andamento delle attività in cui è investito. Il portafoglio di un fondo comune è unico per tutti i sottoscrittori che vi partecipano ed è diviso in quote. 
l patrimonio del fondo è separato da quello della SGR. Il capitale e i titoli del fondo rimangono sempre di proprietà degli investitori.  I fondi comuni investono su decine o, addirittura, centinaia di titoli, pertanto anche se una delle società scelte dovesse crollare in Borsa o persino fallire, il risparmiatore ne risentirebbe in modo limitato se non per nulla. 

diversificazione uova paniere

Facendo un esempio, di vita pratica, se io avessi un capitale di 100.000 euro e volessi investirli in un bar di Roma concentrerei il mio rischio su quel bar. Discorso diverso se con gli stessi 100.000 euro comprassi quote dei bar più promettenti sparsi in tutta Italia, quote di farmacie,di supermercati, di tabaccai,ristoranti ecc.. In quest' ultimo caso il mio rischio è pressoché nullo. Ebbene se invece dei bar trasliamo il discorso su titoli azionari, obbligazionari e altri strumenti d'investimento ecco spiegato il vero vantaggio dei fondi comuni d'investimento. Ovvero permettono di eliminare il rischio specifico (tipico di un singolo titolo) che può far perdere anche tutto,  grazie alla DIVERSIFICAZIONE e alla GESTIONE PROFESSIONALE del gestore. 

Risponde al detto sempre valido di non mettere tutte le uova nello stesso paniere. 

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INVESTIMENTO IN UN FONDO COMUNE

I risparmiatori comprano tramite la propria banca quote di un fondo comune di investimento

Con piccole somme il fondo comune permette l'accesso a mercati per i quali l'accesso diretto sarebbe precluso o costoso.

GESTIONE PROFESSIONALE

Permette di beneficiare delle competenze elevate del gestore e del suo team di analisti che monitorano costantemente i titoli investendo solo in quelli più promettenti e cogliendo le migliori opportunità in tutto il mondo

AMPIA DIVERSIFICAZIONE

Permette di eliminare il rischio specifico di un titoli, di un mercato, di un settore, di una valuta. Risponde al principio di non mettere le uova nello stesso paniere

ETF

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento o Sicav che ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva.

Il mercato ETF è suddiviso in quattro segmenti:

  • ETF indicizzati (obbligazionari e azionari)

  • ETF a gestione attiva

  • ETF strutturati (senza effetto leva)

  • ETC/ETN (con effetto leva oppure senza) che replicano materie prime specifiche o indici sulle materie prime stesse, nel primo caso, e indici di valute (ma anche azionari e obbligazionari) nel caso degli ETN

IL FONDO COMUNE

I fondi comuni di investimento hanno una gestione attiva: cercano cioè di far rendere il tuo investimento battendo il benchmark di riferimento cercando di selezionare solo i titoli più promettenti degli indici. Questa attività di gestione attiva di scelta dei titoli ha ovviamente un costo di gestione più elevato rispetto agli etf. L'extra rendimento tuttavia non è cosa certa, quindi risulta importante monitorare l'operato dei gestori.

Esistono molte tipologie di fondi, azionari, obbligazionari,monetari ecc.. ognuno dei quali suddivisi ulteriormente in sottocategorie.

NEGOZIAZIONE

Gli ETF sono negoziati sulla borsa valori proprio come se fossero titoli azionari. Di conseguenza, si può acquistare e vendere ETF in qualsiasi momento SOLO durante l’orario di negoziazione continua, dalle 09:00 alle 17:25. Pertanto si possono acquistare direttamente dal proprio conto titoli presso la banca in cui si ha un conto corrente.

I fondi di investimento classici non sono quotati sul mercato e la partecipazione all’ investimento è rappresentata dalle quote dei sottoscrittori. In tal senso, si può fare solo un acquisto o una vendita al giorno e il valore di mercato della quota è dato dal NAV (Net asset value) cioè, il valore di mercato degli impieghi del fondo al netto delle spese di gestione/ il numero di quote in circolazione.

COSTI

Gli ETF non sono gestiti, ma replicano il mercato. Pertanto hanno dei costi inferiori rispetto ai fondi comuni di investimento. Oltre alla commissione di gestione tuttavia sono da considerare delle voci di costo che non vanno sottovalutate, in quanto occulte: 

  • spread bid ask, ovvero denaro lettera, misura di quanto larga è la differenza di prezzo tra il compratore e il venditore. Si allarga di molto in fasi di alta volatilità di mercato. Per ETF poco scambiati e con bassi volumi di negoziazione, lo spread denaro lettera può raggiungere fino all’1% di costo aggiuntivo.

  • costo di compravendita ( l'entità dipende da banca a banca )

  • Effetto illiquidità : più l’Etf è di nicchia e più il fattore illiquidità si scarica come costo occulto sul cliente finale tramite un premio pagato. Se l’ETF diventa poco liquido o addirittura illiquido, il rischio maggiore per l’investitore è di non riuscire a concludere il proprio ordine, o di farlo a condizioni di prezzo svantaggiose.Quindi è meglio evitare Etf illiquidi con spread denaro lettera troppo elevati.

Le spese di gestione sono divise tra i partecipanti del fondo, che in questo modo riescono a risparmiare il costo che sopporta il gestore per la sua attività e per il collocamento. Le voci di costo sono :

  • Commissioni di gestione (COSTO ESPLICITO)

  • Eventuali commissioni di incentivo (se il rendimento extra supera una certa soglia obiettivo)

  • Le commissioni per la banca depositaria (dove sono custoditi i titoli che fanno parte del patrimonio del fondo)

  • Eventuali costi di sottoscrizione ove applicate dal consulente

  • Eventuali costi di transazione ( in alcuni periodi finanziari i gestori per efficentare il portafoglio possono sovracaricare il fondo di operazioni che a sua volta incrementano il TER del fondo)

Con un fondo comune di investimento il rischio illiquidità non si corre, in quanto l’investitore può rimborsare le sue quote in qualsiasi momento al prezzo di NAV.

1^ CONSIDERAZIONE

Di fatto, gli ETF replicano gli indici a cui fanno riferimento con due diverse modalità alternative:​

ETF A REPLICA FISICA

 Cioè l’acquisto vero e proprio dei titoli che compongono l’indice. A sua volta si distinguono in :

  • ETF a replica fisica completa: vengono comprati esattamente tutti i titoli nelle precise percentuali che compongono l’indice. E' più diretta e facile da comprendere e idoneo a  replicare indici come il DAX30, l’Eurostoxx50 o il Dow Jones, che detengono pochi titoli (e a grande capitalizzazione). Al contrario, etf a replica fisica completa si dimostrano inefficienti a replicare indici composti da azioni non sempre acquistabili facilmente, come quando si replicano indici di società a media e soprattutto piccola capitalizzazione. Problemi di reperibilità di titoli si riscontrano anche con indici di paesi emergenti o periferici. 

  • Etf a replica fisica a campionamento (o a campione): dove vengono acquistati i titoli più significativi che compongono l’indice usando tecniche statistiche e, come dice il nome, di campionamento. Qui il gestore del fondo deve impiegare tutti gli strumenti necessari al fine di selezionare i titoli più liquidi e al contempo più rappresentativi. Se i titoli selezionati sono poco rappresentativi il rischio di una replica non fedele dell’indice è molto alto: l’etf evidenzierebbe un trekking error troppo elevato!  Al contrario se il lavoro di selezione è svolto bene si ottimizzano i ribilanciamenti e la gestione dei dividendi e quindi il trekking error potrebbe essere addirittura inferiore rispetto alla replica fisica completa.

GLI ETF A REPLICA FISICA NON SOFFRONO IL RISCHIO DI CONTROPARTE. OVVERO IL GESTORE HA LA PIENA PROPRIETA' DI TUTTI I TITOLI. INOLTRE, COME NEI FONDI, I TITOLI SONO DEPOSITATE IN UNA BANCA TERZA DEPOSITARIA IL CHE COSTITUISCE PATRIMONIO SEPARATO DA QUELLO DELL'ETF. LA REPLICA DELL'INDICE NON E' SEMPRE FEDELE E DIPENDE DALLA BRAVURA DEL GESTORE.

ETF A REPLICA SINTETICA

Non compra i titoli che compongono l’indice ma lo replica  facendo ricorso a derivati.  In questo caso per seguire l’indice si fa ricorso ad un contratto derivato (SWAP) stipulato con una banca d’affari.

Esistono due tipologie di tecniche: 

  • Etf a replica sintetica unfunded: l’ETF compra (cash) un paniere di titoli da una controparte (generalmente banche e istituti finanziari primari), girando a quest’ultima il rendimento del paniere, e in cambio stipula un contratto dove tale controparte riconosce la performance total return dell’indice da replicare. In questo caso, l’ETF si espone ad un rischio controparte pari alla differenza tra il valore del NAV e quello del paniere sostitutivo di sua proprietà. Se la controparte fallisce e non onora il derivato, la differenza di valore appena vista resterebbe a carico dell’ETF.

  • ETF a replica sintetica funded: l’ETF stipula con una controparte un derivato (SWAP) con il quale viene riconosciuto il rendimento del benchmark. A fronte di questo derivato, l’ETF trasferisce alla controparte il denaro che costituisce il NAV. Con il denaro trasferito, la controparte acquista dei titoli primari a garanzia del derivato, sui quali l’ETF ha un pegno. Se la controparte fallisce, l’ETF prende i titoli e li liquida. Non è comunque eliminato il rischio controparte, perché la liquidazione di questi titoli potrebbe non coprire interamente il NAV.

LA REPLICA SINTETICA SOFFRE IL RISCHIO DI CONTROPARTE MA HA IL VANTAGGIO CHE LA REPLICA SI AVVICINA MOLTISSIMO AL VALORE DELL'INDICE CON TREKKING ERROR MINIMI. I COSTI DELL'ETF A REPLICA SINTETICA DI NORMA HANNO COSTI PIU' BASSI DI QUELLI A REPLICA FISICA.

2^ CONSIDERAZIONE

QUANDO UN FONDO COMUNE PUO' ESSERE MEGLIO DI UN ETF

Negli ultimi 10 anni c'è stato il BOOM degli etf conclamata sopratutto grazie ad un decennio privo di grosse crisi finanziarie e caratterizzato da bassa volatilità con il mercato americano in costante salita.Condizione che ha reso molto complicata la vita dei gestori attivi (anche quelli più bravi).  Quindi il mercato direzionale ha fatto si che solo il 10% dei fondi attivi in commercio al netto dei costi battessero l'indice e quindi avessero un risultato al netto dei costi superiore a quello degli etf. Una recente ricerca di morningstar USA pubblicata sul Wall Street Journal mostra oltremodo come nel 2018 solo il 36% dei fondi attivi sono riusciti a battere il mercato. Ma se siguarda il decennio 2000-2009 le cose cambiano e di molto. Ovviamente in futuro un aumento della volatilità o una futura crisi porterà di certo ad una migliore performance dei gestori attivi.

E' vero che nell'ultimo decennio, con un mercato americano direzionale al rialzo, solo il 10% dei fondi attivi ha battuto l'indice, ma il consulente finanziario deve essere proprio per questo bravo nel dimostrare le sue capacità nel selezionare quel 10% di bravi gestori in grado di battere gli indici e il mercato di riferimento. 

Ecco alcuni esempi di bravi gestori che storicamente hanno battuto i benchmark

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ESEMPIO DI UN FONDO CHE OVERPERFORMA L'INDICE CON TREK RECORD DI LUNGO TERMINE

QUESTO FONDO AZIONARIO HA SOVRAPERFORMATO DI 38,3 PUNTI PERCENTUALE L'INDICE, OVVERO AVRO' SI PAGATO PIU' DI 1 PUNTO PERCENTUALE IN PIU' RISPETTO AD UN ETF, MA HO PORTATO A CASA IL 7,66% IN PIU' DI RENDIMENTO ANNUO

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ESEMPIO DI UN FONDO CHE SOTTOPERFORMA L'INDICE CON TREK RECORD DI LUNGO TERMINE

AL CONTRARIO, QUESTO FONDO, NONOSTANTE LE CARE COMMISSIONI PAGATE DALL'INVESTITORE, NON E' RIUSCITO NEANCHE A PERFORMARE QUANTO L'INDICE. SAREBBE STATO PIU' CONVENIENTE INVESTIRE IN UN ETF IN QUANTO IL GESTORE NON E' RIUSCITO NEL TEMPO A CREARE UN EXTRA RENDIMENTO

Nel combinare sia gestione passiva con quella attiva dei fondi, a mio avviso, si devono considerare diversi fattori.

  1. EVITARE GESTIONI TROPPO SETTORIALI O DI NICCHIA. Nella selezione dei fondi o etf ritengo sia meglio selezionare gestori che operano con una selezione più globale possibile. Per esempio preferisco un fondo mercati emergenti generico che un fondo China, India ecc..

  2. TREKKING RECORD : ovvero, da quanti anni il gestore opera? che curriculum vitae ha? che performance ha generato negli anni e come si è comportato nelle fasi più critiche? da qui si capiscono le skills di un gestore e di conseguenza la bravura. Questo credo sia il punto più importante e fondamentale nella selezione del fondo, perchè si deve partire dall'ottica che non investiamo nel fondo, ma nelle capacità e nel talento del gestore.

  3. COSTI DI GESTIONE : Anche tra i gestori bravi di fondi, oltre alla commissione di gestione annua, bisogna monitorare eventuali commissioni di performance ( che vanno meritate , non come alcune banche che costruiscono tale commissione su base mensile o annuale senza il superamento del massimo e che prendano come riferimento un parametro congruo alla categoria del fondo, non per es. l'euribor a 3 mesi !!!). Inoltre, ritengo importante considerare il monte commissionale anche nel contesto finanziario in cui ci si trova. Per esempio in fasi molto volatili e sopratutto di recessione con conseguente caduta dei mercati, il gestore, per diminuire il beta di portafoglio (ovvero per cercare di frenare la caduta rispetto all'indice) potrebbe aumentare il numero di transazioni andando ad incrementare anche il costo totale del fondo. Se il gestore in tal caso è riusito bene o male a tamponare l' eccessiva volatilità o a fare comunque operazioni profittevoli che nella fase di riasalita abbiano portato un beneficio all'investimento, allora il monte commissionale avrà avuto un senso.

  4. LA RIDONDANZA DI TITOLI : Un gestore attivo lavora meglio con pochi titoli. Una eccessiva ridondanza di titoli crea frammentazione di strategie e di rischi che vanno ad intaccare la performance.

 
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