INDICATORI UTILI PER CHI INVESTE

 

Breakeven inflation rate : inflazione attesa

Il breakeven inflation rate (inflazione di pareggio) è la differenza tra il rendimento nominale di un investimento a tasso fisso e il rendimento reale (spread fisso) di un investimento indicizzato all'inflazione di durata e qualità creditizia simili. Se l'inflazione è in media superiore al pareggio, l'investimento indicizzato all'inflazione sovraperformerà il tasso fisso. Al contrario, se l'inflazione è in media al di sotto del pareggio, il tasso fisso sovraperformerà quello indicizzato all'inflazione.

Il tasso di inflazione di pareggio rappresenta una misura dell'inflazione attesa derivata da Titoli del Tesoro a 5 o 10 anni e TIPS a 5 o 10 anni. Il valore implica ciò che i partecipanti al mercato si aspettano che l'inflazione sarà in media nei prossimi 5 o 10 anni.

Tassi di interesse nominali

 

Rendimento reale treasury 10Y

I rendimenti reali dei Treasury Inflation Protected Securities (TIPS)
a "scadenza costante" sono interpolati dal Tesoro statunitense dalla curva dei rendimenti reali giornalieri del Tesoro. Questi rendimenti del mercato reale sono calcolati dai compositi delle quotazioni del mercato secondario ottenute dalla Federal Reserve Bank di New York. I valori dei rendimenti reali vengono letti dalla curva dei rendimenti reali a
scadenze fisse, attualmente a 5, 7, 10, 20 e 30 anni.

E' un dato che influenza il prezzo dell'oro, delle obbligazioni e tutte le assets che sono sensibili ai tassi di interesse.

Inversione della yield curve.

 
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La curva dei rendimenti non è altro che la rappresentazione grafica della linea che congiunge i rendimenti di obbligazioni con scadenze diverse appartenenti allo stesso emittente. Il caso normale è quello in cui obbligazioni a breve scadenza offrono rendimenti inferiori rispetto a quelle con vita residua più lunga (steepening). Infatti gli investitori richiedono una remunerazione più elevata per prestare su periodi più lunghi. Il rendimento maggiore per titoli a lunga scadenza serve così a compensare il maggior rischio inflazione. Si inverte la curva quando I tassi a breve sono piu alti dei tassi a lungo termine arrivando al paradosso finale che se per esempio investi a 2 anni guadagni piu che investendo a 10 anni. Il motivo principale che determina l’inversione della curva è un rialzo dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve. La banca centrale controlla la parte a breve della curva (i cosiddetti Fed Funds), mentre la forma della parte a lunga è determinata da domanda e offerta. Generalmente la banca centrale alza i tassi per raffreddare le spinte inflazionistiche dopo un periodo di espansione economica. Di conseguenza l’inversione avviene nella fase finale del ciclo economico ed ecco perché molto spesso ha anticipato una recessione. Con tassi di interesse più alti, prendere denaro a prestito diventa più oneroso e l’attività economica rallenta. La parte a breve della curva si alza, sostenuta dalla banca centrale, mentre la parte a lunga scende sull’aspettativa di una crescita economica futura più contenuta di quella attuale. Gli investitori preferiscono infatti investire in titoli a lungo termine, assicurandosi così una remunerazione ai tassi attuali per un lungo periodo,  perché anticipano che in futuro i tassi potrebbero essere più bassi a causa del rallentamento economico. Quindi se consideriamo i flussi, l’anticipazione di un rallentamento dell’economia e un conseguente ribasso dei prezzi degli asset rischiosi, provoca un flight to quality verso titoli di stato a lungo termine. Questo ha l’effetto di far salire i prezzi dei titoli a lungo e farne così scendere i rendimenti.

Rapporto earnings yield / tassi treasury 10 Y

 

Sul mercato, i diversi strumenti, come azioni, bond o monetari, sono in competizione per il rendimento che offrono. Il rendimento del Treasury bond 10Y è tenuto molto in considerazione dai mercati. Sostanzialmente se la media dei rendimenti dei titoli azionari non si trova su livelli superiori a quelli del T-bond 10Y l'investitore preferirà direzionarsi su titoli meno rischiosi come quest'ultimi. 

Sul mercato azionario, le prime vittime del rialzo dei tassi di interesse sono i titoli tecnologici noti come growth, vale a dire prezzati a valutazioni elevate perché incorporano una crescita futura più sostenuta degli altri. Più è alto il rendimento del Treasury, più viene scontato il cash flow atteso, e meno alta è la valutazione oggi di quel titolo. Il meccanismo colpisce i titoli growth perché ci si attende anno dopo anno un cash flow in costante e significativo aumento, non i titoli value, o ciclici, perché in questo caso quello che conta non è la velocità di crescita del cash flow, ma la sua continuità. I titoli growth possono aumentare il cash flow anno dopo anno anche se la crescita è lenta, l’importante è che conquistino sempre maggiori quote di mercato a spese di altri business, ad esempio e-commerce verso distribuzione tradizionale. I value hanno invece bisogno di consumi e investimenti robusti, senza crescita il cash flow si riduce. Il reddito fisso fa concorrenza ai titoli growth, perché protegge dall’inflazione, oltre che dai possibili storni di mercato, e offre un rendimento certo, purchè sia accettabile.

Price earnings (p/e) e Shiller PE ratio

 

Il rapporto CAPE è un confronto tra un prezzo azionario o indice e i suoi profitti complessivi, che viene utilizzato per indicare se la sua attività è sopravvalutata o sottovalutata. Si tratta di un'estensione del rapporto prezzo-utili tradizionale (P/E) che monitora un periodo di dieci anni per tenere conto delle variazioni della redditività dovute ai cicli economici.

L'indice CAPE, acronimo per cyclically-adjusted price-to-earning, è anche noto come Shiller P/E. Il suo nome è stato dato dal professor Robert Shiller che ha sviluppato il metodo, insieme al suo collega John Young Campbell. Mentre il P/E è il prezzo di un titolo azionario, diviso per i suoi profitti in un singolo anno, l'indice CAPE utilizza una media di dieci anni di reddito, adeguato per via dell'inflazione dei 10 anni precedenti. Ciò significa che può tenere conto dei cicli di business a lungo termine e facilitare i movimenti di mercato a breve termine e la volatilità.

L'indice CAPE è più adatto alle valutazioni a lungo termine del mercato azionario rispetto all'indice P/E, il che rende più utile per gli investitori che considerano un periodo di tempo di diversi anni e non i trader che potrebbero mantenere una posizione su un titolo o indice solo per poco tempo.

Il rapporto CAPE può essere ancora utile per i trader che prestano attenzione all'analisi fondamentale, poiché fornisce un'indicazione sulla tendenza ribassista o rialzista del mercato. Quando si utilizza l'indice CAPE, è importante ricordare che si basa sui dati storici e non garantisce accurate previsioni sulle performance future. Infatti molto importante diventa in tal senso il multiplo P/E FORWARD, calcolato non sugli utili attuali, ma su quelli attesi. In questo caso il CAPE potrebbe risultare ben diverso.

Puoi trovare qui:

Il vix

 

Il VIX stima la volatilità implicita delle opzioni (call e put) sullo S&P 500, ed è l’espressione della variabilità attesa dagli operatori circa il principale indice azionario Usa. Gli operatori dei mercati finanziari osservano il VIX facendo attenzione in particolare alla soglia dei 20 punti. Questa è tradizionalmente la soglia critica che demarca una condizione di bassa volatilità (ottimismo sui mercati) da uno scenario di alta volatilità (tensione sui mercati), il quale è generalmente associato ad un ribasso dei mercati azionari (n.b. La volatilità descritta dal VIX è da intendere in entrambe le direzioni, quindi anche al rialzo).

Durante periodi di grande incertezza, la paura di un forte calo nel livello dei prezzi stimola la domanda di opzioni put, utili al fine di coprirsi da eventuali ribassi bloccando il prezzo di vendita. Da qui consegue un aumento della loro volatilità implicita e dunque del valore dell’indice VIX. Al contrario, durante i periodi di mercato rialzista c’è più fiducia tra gli operatori, i quali hanno meno necessità di coprirsi da un eventuale crollo delle Borse. In queste fasi il VIX generalmente tende a stazionare su livelli inferiori a 20. Per approfondire l'argomento vai all'articolo completo sul vix.

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