MULTIPLI E INDICATORI : IN CHE PUNTO SIAMO SUI MERCATI?

CAPE SHILLER: 

Il rapporto CAPE è un confronto tra un prezzo azionario o indice e i suoi profitti complessivi, che viene utilizzato per indicare se la sua attività è sopravvalutata o sottovalutata. Si tratta di un'estensione del rapporto prezzo-utili tradizionale (P/E) che monitora un periodo di dieci anni per tenere conto delle variazioni della redditività dovute ai cicli economici.

L'indice CAPE, acronimo per cyclically-adjusted price-to-earning, è anche noto come Shiller P/E. Il suo nome è stato dato dal professor Robert Shiller che ha sviluppato il metodo, insieme al suo collega John Young Campbell. Mentre il P/E è il prezzo di un titolo azionario, diviso per i suoi profitti in un singolo anno, l'indice CAPE utilizza una media di dieci anni di reddito, adeguato per via dell'inflazione dei 10 anni precedenti. Ciò significa che può tenere conto dei cicli di business a lungo termine e facilitare i movimenti di mercato a breve termine e la volatilità.

L'indice CAPE è più adatto alle valutazioni a lungo termine del mercato azionario rispetto all'indice P/E, il che rende più utile per gli investitori che considerano un periodo di tempo di diversi anni e non i trader che potrebbero mantenere una posizione su un titolo o indice solo per poco tempo.

Il rapporto CAPE può essere ancora utile per i trader che prestano attenzione all'analisi fondamentale, poiché fornisce un'indicazione sulla tendenza ribassista o rialzista del mercato. Quando si utilizza l'indice CAPE, è importante ricordare che si basa sui dati storici e non garantisce accurate previsioni sulle performance future. Infatti molto importante diventa in tal senso il multiplo P/E FORWARD, calcolato non sugli utili attuali, ma su quelli attesi. In questo caso il CAPE potrebbe risultare ben diverso.

Puoi trovare l'indice aggiornato in tempo reale cliccando in questo link.

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INFLAZIONE

L'Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) misura i cambiamenti nei prezzi di beni e servizi.
L'IPC misura il cambiamento del prezzo dal punto di vista del consumatore.
Si tratta di uno strumento chiave per misurare in cambiamenti nelle tendenze di acquisto e l'inflazione in zona Euro. Un dato più elevato del previsto deve essere interpretato come un segnale positivo/rialzista per l'euro (EUR) (in quanto lo strumento più comune per combattere l'inflazione è l'aumento dei tassi, che può attrarre investimenti stranieri), mentre un dato inferiore al previsto deve essere interpretato come un segnale negativo/ribassista per l'EUR.

Consulta l'inflazione europea.

Consulta l'inflazione USA

IL VIX

Il VIX stima la volatilità implicita delle opzioni (call e put) sullo S&P 500, ed è l’espressione della variabilità attesa dagli operatori circa il principale indice azionario Usa. Gli operatori dei mercati finanziari osservano il VIX facendo attenzione in particolare alla soglia dei 20 punti. Questa è tradizionalmente la soglia critica che demarca una condizione di bassa volatilità (ottimismo sui mercati) da uno scenario di alta volatilità (tensione sui mercati), il quale è generalmente associato ad un ribasso dei mercati azionari (n.b. La volatilità descritta dal VIX è da intendere in entrambe le direzioni, quindi anche al rialzo).

Durante periodi di grande incertezza, la paura di un forte calo nel livello dei prezzi stimola la domanda di opzioni put, utili al fine di coprirsi da eventuali ribassi bloccando il prezzo di vendita. Da qui consegue un aumento della loro volatilità implicita e dunque del valore dell’indice VIX. Al contrario, durante i periodi di mercato rialzista c’è più fiducia tra gli operatori, i quali hanno meno necessità di coprirsi da un eventuale crollo delle Borse. In queste fasi il VIX generalmente tende a stazionare su livelli inferiori a 20.

Tanto più alto è il VIX, maggiore sarà la percezione del rischio presente sul mercato tanto che nel gergo finanziario il benchmark si è guadagnato il l’appellativo di indice della «paura». Perché la volatilità implicita è importante? La volatilità implicita è uno dei fattori determinanti nel pricing delle opzioni. Per questo motivo più questa variabile è alta maggiore sarà il premio dell’opzione, in quanto più grandi saranno le possibilità di guadagno. La volatilità implicita è una stima sui prezzi futuri che non ha niente a che fare con quelli attuali. Anche se gli investitori prendono in considerazione la volatilità implicita nelle loro decisioni di investimento, causando un impatto diretto di questa sul livello dei prezzi di oggi, non c’è nessuna garanzia che le aspettative sui prezzi futuri si realizzino effettivamente. 

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RAPPORTO EARNINGS YEALD / TASSI TREASURY A 10 ANNI USA 

Sul mercato, i diversi strumenti, come azioni, bond o monetari, sono in competizione per il rendimento che offrono. Il rendimento del Treasury bond 10Y è tenuto molto in considerazione dai mercati. Sostanzialmente se la media dei rendimenti dei titoli azionari non si trova su livelli superiori a quelli del T-bond 10Y l'investitore preferirà direzionarsi su titoli meno rischiosi come quest'ultimi. 

Sul mercato azionario, le prime vittime del rialzo dei tassi di interesse sono i titoli tecnologici noti come growth, vale a dire prezzati a valutazioni elevate perché incorporano una crescita futura più sostenuta degli altri. Più è alto il rendimento del Treasury, più viene scontato il cash flow atteso, e meno alta è la valutazione oggi di quel titolo. Il meccanismo colpisce i titoli growth perché ci si attende anno dopo anno un cash flow in costante e significativo aumento, non i titoli value, o ciclici, perché in questo caso quello che conta non è la velocità di crescita del cash flow, ma la sua continuità. I titoli growth possono aumentare il cash flow anno dopo anno anche se la crescita è lenta, l’importante è che conquistino sempre maggiori quote di mercato a spese di altri business, ad esempio e-commerce verso distribuzione tradizionale. I value hanno invece bisogno di consumi e investimenti robusti, senza crescita il cash flow si riduce. Il reddito fisso fa concorrenza ai titoli growth, perché protegge dall’inflazione, oltre che dai possibili storni di mercato, e offre un rendimento certo, purchè sia accettabile.

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CURVA DEI RENDIMENTI.

La curva dei rendimenti (yield curve) è una delle più importanti e famose relazioni studiate nella finanza, sia da un punto di vista teorico che operativo. La curva dei rendimenti è intrinsecamente legata alle decisioni delle banche centrali che, variando i tassi d’interesse, determinano i rendimenti obbligazionari. Conoscerla e saperla interpretare permette di fare previsioni sull’andamento dell’economia ed essa costituisce uno strumento importante per fare i giusti investimenti obbligazionari. La curva dei rendimenti può essere definita come la rappresentazione grafica della relazione fra le varie scadenze di uno stesso tipo di titolo (ad esempio titoli di Stato italiani) e il relativo rendimento. In altre parole, avremo sull’asse delle ordinate i rendimenti che il titolo assume in corrispondenza di ciascuna scadenza, e sull’asse delle ascisse appunto le scadenze. gli investitori che acquistano un’obbligazione, si aspettano un rendimento tanto più alto quanto più è avanti nel tempo la scadenza dell’obbligazione stessa. Ovvero, prestare soldi a un’emittente di titoli, sia esso sovrano o corporate, è tanto più rischioso e incerto quanto più la data di restituzione del prestito è in là nel tempo; dunque chi, ad esempio, compra un titolo decennale, rinuncia al capitale investito per dieci anni e si espone a un rischio maggiore e si aspetta un rendimento maggiore di chi invece compra un titolo con scadenza trimestrale.
La situazione appena descritta potremmo dire che rappresenta la normalità, ma la curva non è statica e cambia continuamente al variare dei livelli dei tassi di interesse.

La curva può essere: 

  • Piatta: è la forma più insolita e rara, tipica delle fasi di transizione. Gli investitori hanno aspettative omogenee sui tassi d’interesse a breve o a lungo termine, il che segnala una percezione di cambiamento nel ciclo economico e di conseguenza nella politica monetaria. In altre parole, gli investitori credono che la banca centrale, per rispondere al ciclo economico, cambierà il livello dei tassi d’interesse oggi o in futuro e in questa fase intermedia i rendimenti attesi diventano più omogenei. Il processo di appiattimento della curva viene chiamato flattening (Man mano che il rendimento a 2 anni aumenta e quello a 10 anni va al ribasso, la curva dei rendimenti si appiattisce. Questo talvolta è visto come un fattore "negativo" per l’economia)

  • Inclinata negativamente: partendo da una “tradizionale” inclinazione positiva, se cambiano le prospettive macroeconomiche, la curva può appiattirsi, come abbiamo visto. Se le prospettive sull’economia di un dato Paese (o sulla situazione di una data azienda, nel caso di obbligazioni corporate) si deteriorano così drasticamente, assistiamo al fenomeno dell’inversione: i tassi di interesse a breve termine saranno più alti di quelli a lungo termine. Oltre ad essere illogico, questo fenomeno è un preoccupante segnale di recessione: gli investitori ritengono più rischioso il breve termine del lungo termine e si attendono un livello dei tassi d’interesse più basso in futuro, segno che la banca centrale dovrà abbassare i tassi per far fronte a una contrazione dell’economia e dell’inflazione.

  •  Inclinata positivamente: abbiamo già parlato della forma normale della curva dei rendimenti e delle ragioni economiche sottostanti. Vista in un’ottica di ciclo economico, la curva inclinata positivamente rappresenta aspettative di crescita dell’economia e livelli dei tassi futuri maggiori di quelli attuali. Un’accentuazione dell’inclinazione positiva viene chiamata steepening. È bene notare, infine, che qualora i livelli dei tassi d’interesse varino in modo omogeneo su tutte le scadenza, assisteremo a uno spostamento parallelo della curva senza variazioni nella sua inclinazione. Parliamo invece di “ingobbimento” della curva quando variano drasticamente i rendimenti di alcune scadenze intermedie e la curva assume appunto la forma di una gobba: questa situazione si è presentata durante la crisi dei debiti sovrani europei del 2011-12.