POLIZZE A GESTIONE SEPARATA.

CONVENGONO ANCORA?

La Gestione Separata è un Fondo dove i soldi sono investiti prevalentemente Titoli di Stato e Obbligazioni. Una caratteristica della Gestione Separata è che godono di un regime contabile particolare, ovvero I titoli inseriti in portafoglio rimangono valorizzati al prezzo con il quale sono stati inizialmente acquistati (contabilizzazione a “costo storico”) sino al momento della vendita o rimborso. Per questo motivo, le gestioni separate non hanno un valore quota pubblicato giornalmente o settimanalmente che oscilla come i fondi comuni, ma resta stabile nel tempo e il rendimento finanziario viene calcolato solamente una volta l’anno e distribuito ai sottoscrittori. 

Ma andiamo nello specifico:

se l'obbligazione fosse acquistata sul libero mercato da un investitore otterrebbe delle cedole subendo l'oscillazione del prezzo, caratteristica di quel titolo che dipende da una moltitudine di fattori. Alla scadenza otterrebbe indietro il capitale investito e il suo guadagno sarà rappresentato dal cumulo delle cedole prese fino alla scadenza. 

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Grazie al regime del costo storico, colui che investe nelle gestioni separate non vedrà il capitale oscillare 

Quindi Supponendo che il patrimonio della Gestione Separata sia pari a 100 e che il patrimonio investito generi interesse, cedole e dividendi nell'anno del 4%, il rendimento annuale retrocesso ai sottoscrittori sarà quest’ultimo al quale dovranno essere sottratti costi e commissioni di gestione.  

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Infatti la stabilità del capitale oggi i gestori se la fanno pagare a caro prezzo.

Tali costi sono: 

- Aliquota di retrocessione: Per esempio se il rendimento della gestione nell'anno è stato del 4% e l'aliquota di retrocessione è del 90% vuol dire che il rendimento retrocesso ai sottoscrittori è del 3,6%. 

- Commissione di gestione: E’ una trattenuta finanziaria che rappresenta il costo sostenuto dalla Compagnia per l’attività di gestione (tra un 1,2% e un 2%). Riprendendo l'esempio di prima, se il rendimento retrocesso fosse del 3,6% e la commissione di gestione sia pari all' 1,5%, il rendimento attribuito al sottoscrittore sarebbe il 2,1%. 

- Eventuali Costi di sottoscrizione. 

- Penali di riscatto anticipato.  

CRITICITA' FUTURE  RISCHI NEL DETENERE UNA GESTIONE SEPARATA NEL LUNGO TERMINE.

Conviene e converrà in futuro investire in una gestione separata per tanti anni? 

Non esiste il prodotto perfetto a priori ed esente da rischi. “Rendimento certo” e “capitale garantito” sono ottime carte che banche e assicurazioni giocano per collocare le polizze e altri strumenti, ma la realtà è che sono due concetti che non esistono. 

RISCHIO PAESE O EMITTENTE.

Ricordate, mai mettere le uova nello stesso paniere. Le gestioni separate, data la loro alta concentrazione in titoli governativi, si presentano come un prodotto non efficiente dal punto di vista della diversificazione finanziaria e i loro sottoscrittori, più o meno inconsapevolmente, stanno correndo gli stessi rischi di controparte (rischio di credito) di chi detiene esclusivamente Btp o Cct.

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Se il debito pubblico italiano dovesse continuare a salire, potrebbe rendersi necessaria una ristrutturazione dello stesso, cioè un taglio, e il rimborso dei titoli non avverrebbe più a 100. Dal 2013 infatti i titoli di Stato sono emessi con le cacs, clausole di azione collettiva che da all'emittente il potere di modificare le caratteristiche dei titoli che emettono, potendone diminuire le cedole, allungarne la durata o addirittura tagliando il capitale rimborsato a scadenza, come avvenne in Grecia.  

Andate a leggervi un KIID di polizze di ramo 1 di una compagnia qualunque e troverete frasi di questo tipo:

Qualora la compagnia fosse insolvente, il Cliente potrebbe subire la perdita totale o parziale dell’ investimento.

E’ comunque possibile che in conseguenza dell’insolvenza di XXX il contraente/beneficiario possa perdere tutto o una parte del valore dell’investimento.

E così via...

I danni portati dalla recessione a causa del covid 19 hanno fatto aumentare il rapporto Debito/PIL al 155-160% valore non lontano da quello raggiunto dalla Grecia nel 2011, poco prima di essere costretta a chiedere aiuto alla “Troika” (EU, BCE e FMI) e ristrutturare il proprio debito. Ci si chiede quindi come sarà possibile per il Paese uscire da una situazione debitoria sempre più grave specialmente nel corso del prossimo ventennio quando la spesa pensionistica aumenterà di 240 miliardi a causa degli squilibri demografici.  

RISCHIO ATTUALE DEL PROLUNGATO CALO DEGLI INTERESSI.

Il trentennio d’oro delle obbligazioni è in pratica giunto al termine, quindi come manterranno positivi i rendimenti a fronte del calo storico dei tassi di interesse?  Con i titoli di stato a rendimento zero se non addirittura negativo ovviamente i soldi nuovi che anno dopo anno entrano nel fondo, sono stati utilizzati dal gestore per comprare titoli con rendimento via via sempre più basso, andando ad abbassare il risultato della gestione stessa e inficiandolo sempre di più in futuro. Questi sono per esempio i rendimenti attuali dei titoli di stato italiani. Siamo ben lontani dalle cedole pagate in passato. Quindi le prospettive future in tema di rendimento delle gestioni separate non sono rosee. 

RISCHIO FUTURO DI RIALZO DEI TASSI.

C’è da sapere che i prezzi delle obbligazioni si muovono in senso contrario a quello dei tassi di interesse. Ovvero se i tassi scendono i prezzi salgono. Se i tassi salgono i prezzi scendono.

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Ad oggi, che siamo ai minimi, le prospettive future non possono essere che quest’ultime. E quando ci sarà il rialzo dei tassi di interesse europei che oggi sono al minimo storico, potrebbero esserci riscatti di massa perché i “cacciatori di rendimento” uscirebbero dalle gestioni per migrare su altri strumenti, causando la vendita di titoli per fronteggiare tali riscatti, e il gestore dovrà vendere, smobilizzare i titoli ai prezzi di mercato. E quali venderà? Se vendesse quelli più redditizi, con la cedola più alta, andrebbe ad intaccare il rendimento futuro innescando una reazione a catena che potrebbe mettere in seria difficoltà le compagnie assicurative. Se vendesse quelli meno redditizi contabilizzerebbe una minusvalenza che ricadrebbe sui rendimenti futuri in carico ai rimanenti investitori innescando anche in questo caso un’identica reazione a catena di quella precedente.  

SICUREZZA E PROBLEMATICHE DEL MINIMO GARANTITO.

Con l’entrata in vigore di Solvency II (il nuovo regime di vigilanza prudenziale per il settore assicurativo), le compagnie assicurative sono costrette ad accantonare capitale per coprire eventuali perdite inattese (vedi tassi negativi) e non essere considerate a rischio insolvenza. Se questo periodo di tassi negativi dovesse prolungarsi nel tempo, alcune compagnie potrebbero fallire. La situazione attuale in Europa trova analogie col Giappone post bolla immobiliare degli anni ’90, il cosiddetto “decennio perduto”. I tassi a zero o negativi portarono al fallimento di otto tra le principali compagnie assicurative giapponesi; tali compagnie, negli anni della bolla, avevano venduto polizze con minimi garantiti che il crollo dei tassi ed il loro perdurare a livelli zero aveva portato all’insolvenza. Anche oggi per ciò che attiene ai rendimenti minimi garantiti, fino a quando i rendimenti dei titoli di stato erano alti, il problema era limitato. Oggi i tassi sono negativi e acquisto dopo acquisto il rendimento medio della gestione scende rapidamente: come faranno le compagnie a garantirti il rendimento minimo offerto da contratto? per tentare di garantire un adeguato rendimento agli assicurati, in molti casi la strategia d'investimento si indirizza ora anche su strumenti scarsamente utilizzati in passato: obbligazioni societarie, i prestiti con garanzia, le azioni ad alto dividendo, fondi immobiliari ecc. Si stanno modificando le strutture dei portafogli delle gestioni con strumenti che presentano un diverso profilo di rischio, tanto che alcune hanno iniziato ad utilizzare quantità rilevanti di obbligazioni strutturate e obbligazioni non quotate, strumenti ben lontani dall’ essere sicuri e tranquilli. 

MANCATE OPPORTUNITA'

Basterebbe avere un minimo di cultura finanziaria per capire che i rendimenti offerti dalle gestioni separate a malapena coprono dall'inflazione. Non esiste una medicina capace di curare tutti i mali come non esiste un prodotto finanziario adatto a tutte le esigenze. Nel lungo periodo esistono strumenti che a fronte di volatilità di risultato rendono molto di più delle gestioni separate. Come dire, il detto occhio non vede, cuor non duole, porta sicuramente ad una perdita di mancata opportunità.

CONCLUSIONI.

Il boom delle polizze continua grazie alla ricerca di sicurezza da parte di investitori prudenti o scottati dai mercati finanziari. E su queste esigenze le compagnie assicurative trovano un terreno fertile facendo pagare laute commissioni grazie al fatto che gli italiani sono fortemente ignoranti in tema di investimenti e ignorano completamente il concetto di inflazione. La soluzione non sta nella ricerca del prodotto miracoloso. Al contrario rendimento e sicurezza si possono altrettanto ottenere impostando una pianificazione finanziaria, come fosse un vestito su misura cucito da un abile sarto. Grazie ad una formazione finanziaria o all’aiuto di un consulente finanziario concetti come volatilità attesa, rendimento atteso, diversificazione ecc. faranno parte di un bagaglio di conoscenze che porteranno l’investitore consapevole ad ottenere rendimenti nettamente migliori nel lungo periodo senza incorrere in inutili rischi.   

Seguo i miei clienti prevalentemente in tutta Roma e dintorni ma sono operativo anche nel resto d'Italia.

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