Immagina un dossier titoli intestato a un genitore che non c’è più: qualche ETF, delle azioni, un paio di fondi, e prezzi che si muovono ogni giorno senza che tu possa toccare niente. L’istinto è decidere subito cosa vendere. È anche la mossa che, nell’ordine sbagliato, costa più tempo e più errori.
Nella successione di un conto titoli l’ordine è questo: si comunica il decesso alla banca, si ricostruiscono tutti i rapporti, si presenta la dichiarazione di successione entro 12 mesi dal decesso e solo dopo, con i titoli sbloccati, si decide se tenerli, trasferirli o venderli.
Come consulente finanziario Fineco parto sempre da una domanda prima di quella su cosa vendere: da dove si comincia? Qui sotto trovi i passaggi nell’ordine in cui conviene farli, con le scadenze e i documenti che servono davvero.
Successione conto titoli: prima della dichiarazione la banca non può muovere nulla
In genere la banca, appena informata del decesso, blocca il conto e il dossier. Non è una scelta di prudenza dell’intermediario: l’articolo 48 del Testo unico successioni vieta a banche e intermediari di fare annotazioni o operazioni sui titoli trasferiti per causa di morte finché non viene data la prova della presentazione della dichiarazione di successione con l’indicazione di quei titoli. L’alternativa è una dichiarazione scritta dell’interessato che non c’era l’obbligo di presentarla. Il comma 4 dell’articolo è riportato nella circolare 3/E del 2025 dell’Agenzia delle Entrate.
Tradotto: vendere subito “per fare ordine” di solito non si può, e non serve nemmeno inseguire il mercato. Per i titoli quotati la base dell’imposta non è il prezzo del giorno in cui apri la pratica, ma la media dei prezzi dell’ultimo trimestre prima dell’apertura della successione (articolo 16 del Testo unico). Le oscillazioni di queste settimane non cambiano il valore che finirà in dichiarazione.
Primo passo: comunicare il decesso e ricostruire i rapporti
Ogni banca ha la sua modulistica, ma lo schema è simile. Per fare un esempio concreto, la pagina ufficiale di Fineco sulle successioni chiede il certificato di morte e una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con i dati del defunto, l’eventuale testamento, tutti gli eredi e le eventuali rinunce, da inviare insieme. Nei casi complessi, per esempio con contrasti tra gli eredi, può servire un atto notorio davanti a un pubblico ufficiale(occorre sempre l’atto notorio in presenza di testamento). Se tra gli eredi ci sono minori o persone incapaci, servono documenti in più, come le autorizzazioni del giudice.
Poi c’è la parte che sembra banale e non lo è: sapere dove stanno davvero i titoli. Se il defunto aveva più conti presso più intermediari e non hai i documenti, puoi chiedere all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei rapporti finanziari intestati a lui, dossier titoli compresi, documentando di essere erede. Chi è solo chiamato all’eredità e non l’ha ancora accettata segue un percorso diverso, quello dell’accesso agli atti. In tal caso è bene farsi consigliare da un fiscalista o il proprio commercialista.
La dichiarazione di successione: cosa sapere sui titoli
La dichiarazione va presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che di norma coincide con la data del decesso. Si presenta online, dall’area riservata con SPID, CIE o CNS, con il software dell’Agenzia oppure tramite un intermediario abilitato, come un professionista o un CAF, come spiega la scheda dell’Agenzia sulla dichiarazione di successione.
Per i titoli la banca rilascia l’elenco delle consistenze alla data del decesso, ed è da lì che si parte per i valori. Due eccezioni da conoscere. I titoli di Stato italiani e di altri paesi UE e SEE non entrano nell’attivo ereditario (articolo 12 del Testo unico): non pagano imposta e non consumano franchigia. Secondo le indicazioni dell’Agenzia conviene comunque elencarli, perché la banca li gestisce con il resto del dossier. E in certi casi la dichiarazione non è obbligatoria, di solito quando l’eredità va a coniuge e parenti in linea retta, vale non più di 100.000 euro e non comprende immobili. Anche in quel caso, per sbloccare i titoli la banca chiede la dichiarazione scritta di cui sopra (verifica sempre gli oneri da assolvere visto che la normativa è in continua evoluzione).
Sull’imposta c’è una novità recente. Per le successioni aperte dal 2025 sono gli eredi a calcolare l’imposta in base alla dichiarazione (autoliquidazione) e a versarla con F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione, anche a rate: almeno il 20% entro quella data e il resto in rate trimestrali. Per coniuge e figli l’imposta, al 4%, scatta solo oltre 1.000.000 euro per ciascun beneficiario; per fratelli e sorelle l’aliquota è del 6% oltre 100.000 euro.
I passaggi della successione di un conto titoli
| Passaggio | Cosa si fa | Entro quando | Riferimento |
|---|---|---|---|
| 1. Comunicare il decesso | Certificato di morte e dichiarazione sostitutiva di atto notorio alla banca | Appena possibile | Modulistica della banca |
| 2. Ricostruire i rapporti | Elenco di conti e dossier, anche con la richiesta all’Agenzia delle Entrate | Prima della dichiarazione | Archivio dei rapporti finanziari |
| 3. Dichiarazione di successione | Invio online con i titoli e i loro valori | 12 mesi dall’apertura della successione | Articolo 31 Testo unico successioni |
| 4. Imposta, se dovuta | Autoliquidazione e versamento con F24, anche a rate | 90 giorni dal termine di presentazione | Articoli 33, 37 e 38 Testo unico successioni |
| 5. Svincolo e decisione | Prova di presentazione alla banca, poi si sceglie se tenere, trasferire o vendere | Dopo la dichiarazione | Articolo 48 Testo unico successioni |
Dopo lo svincolo: il costo fiscale che porti con te
Questo è il punto che si perde più facilmente, perché arriva mesi dopo. Per azioni e obbligazioni l’erede assume come costo di acquisto il valore dichiarato ai fini dell’imposta di successione; per i titoli esenti, come i titoli di Stato, il valore normale alla data di apertura della successione. Se l’imposta di successione è dovuta, entra nel costo (articolo 68, comma 6, del TUIR).
Un esempio con numeri inventati, solo per capire il meccanismo. Il dossier contiene 500 azioni quotate e la media dei prezzi dell’ultimo trimestre è di 40 euro: nella dichiarazione finiscono 20.000 euro. Se un anno dopo le vendi a 44 euro incassi 22.000 euro, la plusvalenza è di 2.000 euro e con l’aliquota del 26% l’imposta è di 520 euro. Quello che il defunto aveva guadagnato negli anni prima non conta più: si riparte dal valore dichiarato.
Ne discendono due cose pratiche. Conserva una copia della dichiarazione e dell’elenco delle consistenze, perché sono la prova del tuo costo di carico. E quando i titoli arrivano sul tuo dossier, controlla che il costo caricato coincida con quello dichiarato, specie se paghi l’imposta in regime amministrato. Per le quote di fondi ed ETF il passaggio fiscale è diverso, e l’ho spiegato nella guida sulla tassazione dei fondi ed ETF ereditati.
Tenere, trasferire o vendere: la decisione viene dopo
Quando i titoli si sbloccano, il rischio cambia. Non è più la burocrazia, è la fretta. Un portafoglio ereditato è il portafoglio di qualcun altro: è stato costruito per obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio che non sono i tuoi, magari con un gusto per certi titoli che tu non hai. Va riletto sui tuoi obiettivi, non sulla storia di chi l’ha messo insieme.
Le strade sono tre. Tenere i titoli, se hanno un ruolo nel tuo piano. Trasferirli su un dossier a tuo nome, per decidere con calma. Venderli, tenendo conto del costo fiscale di cui sopra. Nessuna delle tre è giusta in sé: dipende da quanto pesano sul tuo patrimonio e da come si inseriscono nella tua asset allocation. Un lutto spinge in due direzioni opposte, vendere tutto per chiudere il capitolo oppure non toccare niente per anni, e in tutti e due i casi l’emotività decide al posto degli obiettivi. Per questo, a chi non ha un riferimento, consiglio di scegliere con cura il consulente finanziario con cui rileggere il portafoglio. Per esperienza, nella maggior parte dei casi, in presenza di consistenze di lieve entità, spesso la decisione dell’erede è quella di mantenere i titoli come ricordo del proprio parente.
Quando servono un notaio o un commercialista
Questa guida non sostituisce un parere legale. Rinunce, testamenti contestati, eredi minori, immobili nell’asse ereditario o beni all’estero richiedono passaggi formali che spettano a un notaio o a un commercialista, non a un consulente finanziario. Il mio contributo comincia dopo, quando si tratta di capire cosa fare dei titoli.
E se il tema ti riguarda dall’altra parte, perché vuoi evitare ai tuoi eredi tutto questo, ne parlo nella pagina sulla pianificazione successoria.
Domande frequenti
Quanto tempo ho per presentare la dichiarazione di successione?
Dodici mesi dalla data di apertura della successione, di norma la data del decesso. Per alcuni soggetti il termine parte da una data diversa, per esempio da quando un esecutore testamentario o un rappresentante legale ha avuto notizia legale della nomina. La dichiarazione si presenta online.
Posso vendere i titoli del defunto prima della dichiarazione?
In genere no. L’articolo 48 del Testo unico successioni vieta a banche e intermediari di fare operazioni sui titoli trasferiti per causa di morte senza la prova di presentazione della dichiarazione, oppure senza una dichiarazione scritta dell’interessato che non c’era l’obbligo di presentarla.
Chi paga l’imposta di successione e quando?
Dal 2025 gli eredi calcolano l’imposta da soli, in base alla dichiarazione, e la versano con F24 entro 90 giorni dal termine di presentazione, anche a rate. Per coniuge e figli è dovuta solo oltre 1.000.000 euro per ciascun beneficiario, con aliquota del 4% sull’eccedenza.
I titoli di Stato ereditati vanno dichiarati?
Non entrano nell’attivo ereditario, quindi non pagano imposta di successione e non consumano la franchigia. Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate conviene comunque elencarli nella dichiarazione. Come costo fiscale per una vendita futura si usa il valore normale alla data di apertura della successione.
Come scopro dove il defunto aveva i suoi titoli?
Puoi chiedere all’Agenzia delle Entrate l’elenco degli intermediari con cui il defunto aveva rapporti finanziari, dossier titoli compresi, documentando di essere erede. Chi non ha ancora accettato l’eredità segue la strada dell’accesso agli atti. Aiutano anche estratti conto e lettere della banca.
Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza fiscale, legale o finanziaria personalizzata. Norme, aliquote e soglie citate sono aggiornate a ottobre 2026 e possono cambiare. Per la tua situazione specifica verifica con un notaio, un commercialista o la tua banca.


