Ogni tanto torna la stessa domanda sui giornali: arriverà una patrimoniale in Italia? Ne parlo spesso anche con chi si rivolge a me come consulente finanziario Fineco, di solito preoccupato per un titolo letto la mattina sul cellulare. E la risposta che do è sempre la stessa: la patrimoniale non deve arrivare. C’è già.
In Italia esistono già almeno cinque forme di prelievo patrimoniale attive e operative: il bollo sui titoli (0,20% senza soglia minima), il bollo fisso sul conto corrente (34,20€ oltre i 5.000€ di giacenza media), l’IVAFE sui patrimoni esteri (fino allo 0,40% nei paesi a fiscalità privilegiata), l’imposta sulle cripto-attività (0,20%) e l’imposta di successione. A queste si aggiunge l’inflazione, che non è tecnicamente una tassa ma produce lo stesso identico effetto.
Il dibattito pubblico si concentra quasi sempre su una sola di queste voci, di solito il bollo o l’inflazione, e ignora il quadro d’insieme. Vediamolo per intero, voce per voce.
Il bollo sui titoli: 0,20% senza soglia minima
Chi ha un dossier titoli, che sia composto da ETF, azioni, obbligazioni o fondi, paga ogni anno lo 0,20% del valore complessivo del portafoglio. Non c’è una soglia minima sotto cui scatta l’esenzione, come invece accade per il conto corrente. Anche un dossier da 500€ paga il bollo, proporzionalmente.
Ne ho già parlato nel dettaglio in Bollo titoli: come funziona e quanto costa, ma il punto che voglio sottolineare qui è un altro: questa imposta si applica indipendentemente dal fatto che il portafoglio guadagni o perda. Anche in un anno di sole minusvalenze, il bollo va pagato lo stesso. È l’unica delle cinque forme che colpisce direttamente lo strumento finanziario in sé, a prescindere dal rendimento che produce.
Il bollo fisso sul conto corrente: 34,20€ che quasi nessuno nota
Sopra i 5.000€ di giacenza media, ogni persona fisica paga 34,20€ l’anno di bollo sul conto corrente, addebitati automaticamente dalla banca. Per le imprese e gli altri soggetti diversi dalle persone fisiche l’importo è più alto. È una regola che vale anche sui conti correnti Fineco 2026 come su qualsiasi altro conto italiano, ed è disciplinata dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 15/E del 2013.
Sembra una cifra irrisoria. Ma è fissa, non proporzionale. E qui arriva un dettaglio che quasi nessuno calcola davvero.
Perché è comunque una patrimoniale in Italia, anche se nessuno la chiama così
Chi ha esattamente 5.001€ sul conto paga un’aliquota effettiva dello 0,684% (34,20€ su 5.001€). Confrontiamola con l’unica tantum che tutti ricordano come “il prelievo forzoso”: il 6 per mille imposto dal Governo Amato nel 1992 sui depositi bancari, pari allo 0,6%. Chi ha poco più di 5.000€ sul conto oggi paga, ogni singolo anno, un’aliquota più alta di quella del 1992. Con la differenza che quella era un evento straordinario passato alla storia, mentre questa è ordinaria amministrazione da oltre un decennio e non fa notizia.
IVAFE: la patrimoniale su chi ha soldi all’estero
Chi detiene investimenti o conti presso intermediari non residenti in Italia non paga il bollo, ma l’IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie estere. L’aliquota ordinaria è dello 0,20%, identica al bollo domestico. Ma se le attività sono collocate in Stati o territori a fiscalità privilegiata, la cosiddetta black list ministeriale, l’aliquota raddoppia allo 0,40%. Sui conti correnti esteri si applica invece l’imposta fissa di 34,20€ per conto, con la stessa soglia di esenzione dei 5.000€.
È una patrimoniale pensata apposta per specchiare quella italiana, così da non lasciare vantaggi fiscali a chi porta i capitali fuori dai confini.
L’imposta sulle cripto-attività: la stessa aliquota degli investimenti tradizionali
Dal 2023 anche chi possiede criptovalute paga una patrimoniale equivalente al bollo titoli: lo 0,20% annuo sul controvalore in euro detenuto su wallet o exchange, italiani o esteri, calcolato al 31 dicembre di ogni anno. Si versa con F24, indipendentemente dal fatto che si sia venduto o meno durante l’anno. È un dettaglio che sfugge a molti investitori retail entrati nel mondo crypto pensando a un ambiente fiscalmente meno regolato: sul fronte patrimoniale, non c’è nessuna differenza rispetto a un ETF o a un’azione.
L’imposta di successione: la patrimoniale che arriva a fine vita
Quando un patrimonio passa agli eredi, si applica l’imposta di successione. In linea retta (genitori, figli) la franchigia è di 1.000.000€ per erede, oltre la quale si paga il 4%. Tra fratelli e sorelle la franchigia scende a 100.000€ con aliquota al 6%. I titoli di Stato restano esenti da questa imposta, un dettaglio che vale la pena tenere presente in fase di pianificazione.
Proprio perché tocca un momento delicato e spesso non pianificato per tempo, la pianificazione successoria è uno degli ambiti dove un lavoro fatto con anticipo, e non nell’emergenza, fa la differenza reale sull’importo che arriva davvero agli eredi.
L’inflazione: la patrimoniale che non si chiama patrimoniale
Le prime quattro voci hanno un’aliquota scritta nero su bianco in una norma. L’inflazione no. Eppure produce esattamente lo stesso effetto: erode il valore reale del capitale, senza soglie, senza scaglioni, senza nemmeno la percezione di starla pagando. Chi tiene liquidità ferma sul conto oltre le necessità di spesa corrente non vede alcun addebito in estratto conto, ma perde potere d’acquisto ogni anno allo stesso modo di chi paga un’imposta esplicita. Ne ho scritto anche parlando dei 10 errori che distruggono il rendimento di un portafoglio: la liquidità in eccesso è probabilmente la forma di patrimoniale più silenziosa e più sottovalutata di tutte, perché nessuno te la invia con un F24.
Le 5 forme di patrimoniale già attive in Italia
| Forma di prelievo | Aliquota | Base imponibile | Soglia / franchigia |
|---|---|---|---|
| Bollo titoli | 0,20% annuo | Valore del dossier titoli (ETF, azioni, obbligazioni, fondi) | Nessuna soglia minima |
| Bollo conto corrente | 34,20€ annui (persone fisiche) | Giacenza media | Sopra i 5.000€ di giacenza media |
| IVAFE | 0,20% (0,40% nei paesi black list) | Attività finanziarie detenute all’estero | Nessuna soglia minima |
| Imposta cripto-attività | 0,20% annuo | Controvalore in euro delle cripto detenute al 31 dicembre | Nessuna soglia minima |
| Imposta di successione (linea retta) | 4% oltre franchigia | Valore dell’asse ereditario | 1.000.000€ per erede (titoli di Stato esenti) |
Cosa fare, oggi, con la patrimoniale che paghi già in Italia
I soldi in portafoglio sono tempo che hai tolto alla tua vita per produrli. Meritano quantomeno la cura di sapere quanto il fisco, e l’inflazione insieme al fisco, ne stanno portando via ogni anno, in modo silenzioso. Nessuna di queste cinque forme è evitabile del tutto restando investiti in Italia con un patrimonio normale: la vera domanda non è come scappare dalla patrimoniale, ma come costruire un portafoglio la cui crescita superi in modo stabile quello che bollo, IVAFE e inflazione ti tolgono ogni anno.
Domande frequenti
La patrimoniale esiste già in Italia?
Sì. Esistono già almeno cinque forme di prelievo patrimoniale attive: il bollo sui titoli (0,20%), il bollo fisso sul conto corrente (34,20€ sopra i 5.000€), l’IVAFE sui patrimoni esteri, l’imposta sulle cripto-attività (0,20%) e l’imposta di successione. A queste si aggiunge l’erosione da inflazione.
Quanto costa il bollo sul conto corrente?
Per le persone fisiche l’imposta di bollo sul conto corrente è fissa a 34,20€ l’anno, applicata solo se la giacenza media supera i 5.000€. Sotto questa soglia non si paga nulla. È addebitata automaticamente dalla banca, senza bisogno di versamenti diretti.
Cosa è l’IVAFE e chi la paga?
L’IVAFE è l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, dovuta da chi investe tramite intermediari non residenti in Italia. L’aliquota ordinaria è dello 0,20%, ma sale allo 0,40% per le attività detenute in paesi della black list a fiscalità privilegiata.
Le criptovalute sono tassate come gli investimenti tradizionali?
Sul fronte patrimoniale sì: le cripto-attività scontano un’imposta dello 0,20% annuo sul controvalore in euro detenuto, calcolato al 31 dicembre, la stessa aliquota del bollo sui titoli tradizionali. Si versa con F24 indipendentemente dalla vendita durante l’anno.
Quali sono le franchigie dell’imposta di successione in Italia?
In linea retta, tra genitori e figli, la franchigia è di 1.000.000€ per erede, con aliquota del 4% oltre questa soglia. Tra fratelli e sorelle la franchigia scende a 100.000€ con aliquota al 6%. I titoli di Stato restano sempre esenti da questa imposta.
Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza fiscale o finanziaria personalizzata. Le aliquote e le soglie citate sono aggiornate al 2026 e possono essere modificate da interventi normativi successivi: per la propria situazione specifica è sempre consigliabile verificare con un professionista.


