Una cliente mi ha scritto la settimana scorsa, un po’ allarmata, perché sull’estratto conto del suo dossier titoli aveva trovato una riga “imposta di bollo” da 2 euro. Duemila euro investiti, due euro di bollo. Le sembrava un errore di calcolo della banca. Non lo era.
Sul dossier titoli il bollo è lo 0,20% del valore a fine periodo di rendicontazione, senza alcun minimo: anche su un portafoglio di 1.000€ si pagano 2€ all’anno. È un calcolo completamente diverso da quello del bollo sul conto corrente, che invece è un importo fisso e scatta solo se la giacenza media supera i 5.000€.
Il problema è che quasi tutti mettono questi due bolli nello stesso calderone. Uno guarda una media nel tempo. L’altro fotografa il patrimonio a una data precisa. Confonderli porta a stime sbagliate, e come consulente finanziario Fineco questa domanda mi arriva più spesso di quanto immagini, di solito proprio quando qualcuno vede per la prima volta un estratto conto titoli.
Bollo sul conto corrente: la logica della giacenza media
Sul conto corrente il bollo è un importo fisso di 34,20€ l’anno per le persone fisiche (100€ per le persone giuridiche). Ma non si paga sempre. Scatta solo se la giacenza media nel periodo di rendicontazione supera i 5.000€. Sotto quella soglia, zero.
Due cose da sapere:
- Se hai più conti correnti nella stessa banca con la stessa intestazione, le giacenze si sommano ai fini della soglia. Non puoi spalmare i soldi su tre conti da 2.000€ per restare sotto i 5.000€: la banca li conta insieme.
- L’importo si rapporta alla frequenza di rendicontazione: se il tuo estratto conto è trimestrale paghi 8,55€ a trimestre, se è mensile 2,85€ al mese. Il totale annuo resta 34,20€.
Questa parte della normativa è disciplinata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e chiarita dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/2012, che ha fissato l’attuale distinzione tra conti correnti e prodotti finanziari.
Bollo sugli investimenti: il calcolo che quasi nessuno spiega bene
Qui cambia tutto. Sul dossier titoli, sui fondi comuni, sugli ETF e sui conti deposito il bollo non è fisso e non ha un minimo. È proporzionale: 0,20% del valore rilevato a fine periodo.
Facciamo due esempi veri, non teorici:
- Portafoglio di 1.000€: bollo di 2€ l’anno.
- Portafoglio di 500.000€: bollo di 1.000€ l’anno.
Bollo conto corrente vs bollo investimenti: le differenze
| Caratteristica | Conto corrente | Dossier titoli / conto deposito |
|---|---|---|
| Tipo di imposta | Fissa | Proporzionale (0,20%) |
| Soglia di esenzione | Giacenza media fino a 5.000€ | Nessuna soglia |
| Importo minimo | 34,20€ se supera la soglia | Non esiste |
| Base di calcolo | Giacenza media del periodo | Valore puntuale a fine periodo |
| Tetto massimo | Non previsto | 14.000€ solo per persone giuridiche |
Se la rendicontazione è trimestrale (come previsto dalla normativa MiFID II dal 2018), l’aliquota si divide in quattro tranche dello 0,05% ciascuna, calcolate sul valore rilevato a fine trimestre. Il totale annuo è comunque lo 0,20%, cambia solo la scansione temporale.
Qui sotto trovi una tabella di confronto rapido tra le due imposte, utile da tenere sott’occhio.
Un punto che genera parecchia confusione: il conto deposito è tassato come un investimento, non come un conto corrente. Se hai 15.000€ su un conto deposito paghi lo 0,20%, cioè 30€, non i 34,20€ fissi del conto corrente. Ne parlo più nel dettaglio quando confronto conto deposito ed ETF monetari, perché anche lì il regime fiscale del bollo pesa sul confronto finale.
E un’altra cosa che vale la pena chiarire: il bollo non si compensa con le minusvalenze. Se il tuo portafoglio è in perdita, paghi comunque lo 0,20% sul valore residuo. È un meccanismo che non ha niente a che vedere con la fiscalità di plusvalenze e minusvalenze, di cui parlo nella guida sulle minusvalenze e la compensazione fiscale: sono due imposte con logiche opposte, una patrimoniale e una sui guadagni.
Il tetto di 14.000€: chi lo paga davvero
Qui casca l’asino più spesso di quanto pensi. In giro trovi articoli che parlano di un tetto massimo di 14.000€ l’anno come se valesse per tutti. Non è così.
Il tetto di 14.000€ riguarda esclusivamente le persone giuridiche: società, enti, fondazioni. Per le persone fisiche non esiste alcun limite massimo. Se hai un portafoglio da 10 milioni di euro, paghi 20.000€ di bollo, punto. Nessun tetto ti protegge.
È un dettaglio che raramente viene spiegato con chiarezza, e non è un caso isolato: l’Italia resta tra i Paesi sviluppati con il livello di alfabetizzazione finanziaria più basso, e su temi come questo, dove basta confondere una soglia con un’altra per sbagliare completamente la stima, si vede bene quanto pesi.
Polizze vita: quando si paga e quando no
Anche le polizze assicurative rientrano nel perimetro del bollo, ma non tutte allo stesso modo.
Le polizze Ramo I (le tradizionali gestioni separate) sono esenti dal bollo. Le polizze Ramo III e Ramo VI (unit linked e multiramo) sono invece soggette allo 0,20%, esattamente come un dossier titoli. Se stai valutando una polizza e ti dicono che “il bollo non si applica mai alle assicurazioni”, chiedi che tipo di prodotto ti stanno proponendo: la differenza tra Ramo I e Ramo III cambia parecchio il conto finale. Ne parlo con più dettaglio nella guida sulle assicurazioni a gestione separata.
Un’eccezione che vale la pena ricordare: i fondi pensione sono sempre esenti dal bollo, a prescindere dal rendimento o dal capitale accumulato. Un vantaggio fiscale che spesso resta in ombra rispetto alla tassazione agevolata sul rendimento, ma che nel tempo pesa.
Un esempio numerico per mettere insieme i pezzi
Prendiamo un caso concreto. Hai:
- un conto corrente con 8.000€ di giacenza media,
- un dossier titoli da 40.000€,
- un conto deposito da 15.000€.
Sul conto corrente paghi 34,20€, perché sei sopra i 5.000€. Sul dossier titoli paghi lo 0,20% di 40.000€, cioè 80€. Sul conto deposito paghi lo 0,20% di 15.000€, cioè 30€. Totale: 144,20€ l’anno, spalmati sull’estratto conto trimestrale o annuale a seconda di come la tua banca rendiconta.
Non è una cifra enorme, ma sommata al TER degli strumenti, alle commissioni di negoziazione e alla tassazione sui rendimenti, è uno di quei costi silenziosi che nessuno guarda finché non lo trova scritto nero su bianco. E la parte che conta davvero non è quanto paghi di bollo (in proporzione, è quasi sempre marginale), ma capire se stai leggendo il numero giusto sulla riga giusta.
Domande frequenti
Il bollo titoli si paga anche sui conti deposito?
Sì. Il conto deposito è tassato fiscalmente come un investimento, non come un conto corrente: paghi lo 0,20% del valore a fine periodo, senza alcun minimo, indipendentemente dall’importo depositato.
Quanto bollo pago se ho 3.000€ di giacenza media sul conto corrente?
Niente. L’imposta di bollo sul conto corrente scatta solo se la giacenza media supera i 5.000€. Sotto quella soglia non è dovuto nulla, indipendentemente dalla frequenza di rendicontazione.
Il bollo sugli investimenti ha un tetto massimo?
No, non per le persone fisiche. Il tetto di 14.000€ l’anno esiste solo per le persone giuridiche (società, enti). Un investitore privato paga lo 0,20% sull’intero valore del portafoglio, senza alcun limite massimo.
Le polizze vita pagano il bollo?
Dipende dal ramo. Le polizze Ramo I (gestione separata) sono esenti dal bollo. Le polizze Ramo III e Ramo VI (unit linked, multiramo) sono invece soggette allo 0,20%, come un normale dossier titoli.
Se ho due conti correnti nella stessa banca, le soglie si sommano?
Sì. Se i conti sono nella stessa banca e con la stessa intestazione, le giacenze medie si sommano ai fini della soglia dei 5.000€. Non è possibile evitare il bollo distribuendo i fondi su più conti presso lo stesso intermediario.


