Ogni dicembre succede la stessa cosa. Un cliente mi scrive perché ha letto da qualche parte che deve “vendere in perdita entro fine anno” per non perdere chissà cosa. Ha ragione a preoccuparsi. Ha solo sbagliato la scadenza, e soprattutto ha saltato la parte più importante: capire cosa può davvero recuperare.
Le minusvalenze da redditi diversi (vendita di azioni, ETF, obbligazioni) si compensano solo con plusvalenze della stessa natura, entro i quattro anni solari successivi a quello di realizzo. Quelle maturate nel 2022 vanno usate entro il 31 dicembre 2026, altrimenti si perdono per sempre.
Non è una scadenza teorica. È un credito fiscale reale che moltissimi investitori hanno nel cassetto senza saperlo, perché nessuno gli ha spiegato come funziona lo “zainetto fiscale”. Vediamolo con ordine.
Cosa sono le minusvalenze e perché finiscono nello zainetto fiscale
Quando vendi uno strumento finanziario a un prezzo inferiore a quello di acquisto, generi una minusvalenza. In Italia, a differenza di quello che pensano in molti, questa perdita non sparisce e non viene rimborsata: viene accantonata in quello che nel gergo si chiama “zainetto fiscale”, pronto per essere usato in compensazione con guadagni futuri della stessa natura.
Il problema è proprio questo “della stessa natura”. La maggior parte degli investitori dà per scontato che una minusvalenza compensi qualsiasi guadagno da investimenti. Non è così, e questa confusione genera ogni anno centinaia di domande confuse sotto gli articoli che trattano il tema in modo superficiale.
Il 31 dicembre 2026: la scadenza che pochi conoscono
L’articolo 68 del TUIR stabilisce che le minusvalenze si possono portare in deduzione dalle plusvalenze realizzate nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto. Il conteggio non parte dall’anno di realizzo, parte da quello successivo.
Facciamo l’esempio che conta davvero nel 2026: una minusvalenza realizzata nel 2022 apre il conteggio dal 2023. I quattro anni utili sono 2023, 2024, 2025 e 2026. Il 31 dicembre 2026 quello zainetto si chiude, e quello che non è stato usato per compensare plusvalenze non è più recuperabile in nessun modo. Non lo sposti all’anno dopo, non lo rimborsi, sparisce.
È un gancio temporale che vale la pena prendere sul serio proprio ora, perché chi ha comprato ETF o azioni nel pieno della correzione dei mercati del 2022 e ha realizzato perdite in quel periodo, oggi ha pochi mesi per usarle.
Cosa si compensa davvero: redditi diversi contro redditi di capitale
Qui arriva il punto che quasi nessun articolo concorrente spiega con chiarezza, e che genera più confusione di tutto il resto messo insieme.
Le minusvalenze rientrano nella categoria dei redditi diversi di natura finanziaria. E si compensano solo con altri redditi diversi: plusvalenze da cessione di azioni, ETF, ETC, obbligazioni. Punto.
I redditi di capitale, cioè cedole obbligazionarie, dividendi azionari, proventi periodici distribuiti da fondi comuni e da ETF armonizzati, rendimenti di polizze unit linked, non entrano mai in compensazione. Anche se hai uno zainetto pieno di minusvalenze, quella cedola o quel dividendo vengono tassati per intero, senza sconti.
Cosa compensa la minusvalenza: redditi diversi vs redditi di capitale
| Tipologia di reddito | Esempi | Si compensa con le minusvalenze? |
|---|---|---|
| Redditi diversi | Cessione di azioni, ETF, ETC, obbligazioni | Sì |
| Redditi di capitale | Cedole e interessi da obbligazioni | No |
| Redditi di capitale | Dividendi azionari e proventi distribuiti da fondi/ETF armonizzati | No |
| Redditi di capitale | Rendimenti da polizze unit linked | No |
Approfondisco la logica dietro a questa distinzione, che nasce anche dal modo diverso in cui ETF e fondi generano reddito, nella guida sulla differenza tra ETF e fondi: capire come sono strutturati questi strumenti aiuta a capire perché il fisco li tratta diversamente.
Regime amministrato o dichiarativo: le minusvalenze non viaggiano tra i due
Un altro punto che manda in confusione molti risparmiatori: una minusvalenza maturata in regime amministrato (quello standard, dove è la banca a fare da sostituto d’imposta) non è utilizzabile se ti trovi in regime dichiarativo, e viceversa. Sono due mondi fiscali separati, e lo zainetto non passa dall’uno all’altro.
Questo diventa rilevante soprattutto se cambi intermediario, se hai posizioni sparse su più conti con regimi diversi, o se stai valutando se convenga tenere il regime amministrato o passare al dichiarativo. [LINK INTERNO DA VERIFICARE: regime amministrato vs regime dichiarativo] Ne parlerò in modo specifico in un prossimo articolo di questo stesso percorso sulla fiscalità degli investimenti, perché merita uno spazio dedicato con tutti i pro e i contro.
Un esempio numerico: come funziona lo zainetto fiscale in pratica
Prendiamo un caso concreto. Nel 2022 un investitore vende un ETF in perdita e genera una minusvalenza di 3.000 euro. Nel 2023 vende un altro strumento con una plusvalenza di 1.200 euro: la compensa, e nello zainetto restano 1.800 euro disponibili.
Nel 2025 realizza una plusvalenza da azioni di 2.000 euro. Compensa i restanti 1.800 euro e paga l’imposta del 26% solo sui 200 euro eccedenti, cioè 52 euro invece di 520. Senza quello zainetto, avrebbe pagato dieci volte tanto sulla stessa plusvalenza.
È un esempio semplice apposta, perché nella realtà lo zainetto si costruisce nel tempo con più operazioni, e tenerne traccia manualmente diventa complicato in fretta.
Perché nella mia consulenza il monitoraggio fiscale non si fa a dicembre
La maggior parte dei contenuti sul tema tratta le minusvalenze in modo reattivo: hai una perdita, ecco come recuperarla. Io preferisco l’approccio opposto.
Nella mia consulenza evoluta il monitoraggio della posizione fiscale fa parte della rendicontazione periodica che condivido con ogni cliente, non un controllo fatto una volta l’anno a dicembre. Plus e minus realizzate vengono seguite durante tutto l’anno proprio per evitare di scoprire a fine dicembre uno zainetto dimenticato, o peggio, una scadenza già passata. Racconto nel dettaglio come è strutturato questo servizio nella guida su Fineco Advice Plus.
C’è poi un aspetto che raramente viene detto: nella costruzione dei portafogli che seguo, la minusvalenza in genere non viene nemmeno prodotta, salvo rare eccezioni. Quando faccio i ribilanciamenti strategici, sposto capitale dagli asset in utile verso quelli rimasti indietro, non il contrario. Il risultato è che lo zainetto fiscale, quando esiste, arriva quasi sempre da scelte fatte prima di iniziare un percorso di consulenza strutturato, non da quello che succede dopo.
Se stai valutando come farti seguire anche su questo fronte, ne parlo nella pagina su come avere un consulente Fineco: la posizione fiscale pregressa, comprese le minusvalenze dimenticate, è una delle prime cose che ricostruisco quando un cliente arriva da un altro consulente finanziario Fineco o da un’altra banca.
Un’ultima cosa, e vale la pena dirla chiaramente: quello che hai letto qui è un’informazione di carattere generale, utile per orientarti, ma non sostituisce una verifica sulla tua posizione specifica con un professionista che guardi i tuoi movimenti reali.
Domande frequenti
Cos’è la compensazione delle minusvalenze?
È il meccanismo che permette di ridurre le imposte dovute su una plusvalenza futura usando una minusvalenza già realizzata. Vale solo tra redditi diversi della stessa natura, come azioni, ETF e obbligazioni, e ha una scadenza precisa di quattro anni.
Quanto tempo ho per compensare una minusvalenza?
Hai quattro anni solari, che partono dall’anno successivo a quello di realizzo. Una minusvalenza del 2022 è quindi utilizzabile fino al 31 dicembre 2026: dopo quella data si perde e non è più recuperabile.
Le minusvalenze si compensano con i dividendi?
No. Dividendi, cedole obbligazionarie e proventi distribuiti da fondi ed ETF sono redditi di capitale e vengono tassati per intero, senza alcuna compensazione possibile con le minusvalenze accumulate.
Posso usare in regime dichiarativo una minusvalenza maturata in regime amministrato?
No. I due regimi fiscali sono separati: una minusvalenza generata in regime amministrato resta lì e non può essere trasferita né utilizzata in regime dichiarativo, e vale anche il percorso inverso.
Cosa succede se non compenso la minusvalenza entro i 4 anni?
Semplicemente decade. Non viene rimborsata, non si trasforma in credito d’imposta e non è più utilizzabile per ridurre plusvalenze future, nemmeno parzialmente.


