TFR in azienda o nel fondo pensione: quale conviene
Vantaggi, svantaggi, tassazione e rendimenti a confronto, aggiornati alla riforma della previdenza complementare 2026.

Tabella dei Contenuti
Il modulo arriva insieme al contratto, tra le carte da firmare il primo giorno. Una casella da spuntare: TFR in azienda o fondo pensione.
Molti la compilano in due minuti, altri la lasciano in bianco. E dal 1° luglio 2026 anche lasciarla in bianco è una scelta, perché dopo 60 giorni scatta l’adesione automatica.
Per la maggior parte dei lavoratori dipendenti conviene destinare il TFR al fondo pensione: in uscita è tassato dal 15% al 9% invece che almeno al 23%, dà diritto al contributo del datore di lavoro e negli ultimi dieci anni ha reso circa il doppio della rivalutazione del TFR (dati COVIP 2015-2025).
Lasciarlo in azienda ha senso solo in due casi precisi, che trovi più avanti. In vent’anni di lavoro come consulente finanziario Fineco questa è una delle domande che ricevo più spesso. Quasi sempre arriva quando la scelta è già stata fatta, o subita.
Il punto è che il TFR non è un regalo dell’azienda: è stipendio differito. Decidere dove metterlo significa decidere quanto di quello stipendio ti arriverà davvero, e quando.

Cos'è il TFR e quanto vale ogni anno
Il trattamento di fine rapporto è una quota della retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno. Vale il 7,41% della retribuzione lorda, meno lo 0,50% destinato al Fondo di garanzia INPS: in totale il 6,91%.
Tradotto in numeri: con una RAL di 30.000 euro maturi circa 2.073 euro di TFR l’anno. Su trent’anni di carriera sono oltre 62.000 euro di sole quote, prima di qualsiasi rivalutazione o rendimento.
Se il TFR resta in azienda, ogni anno si rivaluta di un tasso fisso stabilito per legge: 1,5% più il 75% dell’inflazione ISTAT. Su questa rivalutazione paghi un’imposta sostitutiva del 17%.
Una precisazione che molti ignorano: la scelta riguarda il TFR maturando, cioè quello futuro. Quello già accumulato in azienda, di regola, resta lì fino alla fine del rapporto.
Come e quando si sceglie la destinazione del TFR
La riforma della previdenza complementare 2026 ha cambiato le regole del gioco. Per chi viene assunto per la prima volta dal 1° luglio 2026 valgono queste regole:
- hai 60 giorni dalla data di assunzione per decidere (prima erano sei mesi);
- se non fai nulla, vieni iscritto automaticamente al fondo pensione previsto dal tuo contratto collettivo, con l’intero TFR e la contribuzione prevista dagli accordi. In mancanza di un fondo di categoria, si applica la forma residuale indicata dal Ministero del Lavoro;
- entro quei 60 giorni puoi scegliere un altro fondo, tenere il TFR in azienda oppure rinunciare all’adesione.
Chi cambia lavoro e ha già un fondo attivo ha lo stesso termine di 60 giorni per indicare dove va il nuovo TFR. Il silenzio-assenso, invece, non sembra operare per chi in passato aveva scelto espressamente di tenerlo in azienda.
Tutte queste scelte si formalizzano con un modulo TFR2: come si compila e a chi va consegnato lo vedi qui sotto.
C’è poi un errore che circola molto, anche online: pensare che nelle aziende con almeno 50 dipendenti il fondo pensione sia obbligatorio. Non lo è. Se in un’azienda di quelle dimensioni scegli di “tenere il TFR in azienda”, le quote finiscono al Fondo di Tesoreria INPS, con la stessa rivalutazione dell’1,5% più il 75% dell’inflazione. Dal 2026 anche le soglie dimensionali della Tesoreria sono cambiate: non conta più solo la dimensione dell’azienda all’avvio, ma anche la sua crescita negli anni. I dettagli sono nella mia guida alla riforma dei fondi pensione 2026.
Ultima regola, forse la più importante: la scelta verso il fondo pensione è irreversibile. Quella di tenere il TFR in azienda, al contrario, puoi cambiarla in qualsiasi momento.
Come si versa il TFR nel fondo pensione: la procedura
Sulla carta sembra una formalità. In pratica è il punto in cui molti si fermano, tra moduli, dubbi e uffici del personale che rispondono dopo settimane. Quando un mio cliente sceglie di destinare il TFR al fondo pensione, questa parte la seguo io dall’inizio alla fine. I passaggi sono tre:
- Aderisci al fondo pensione che hai scelto, firmando il modulo di adesione. Da quel momento hai una posizione aperta a tuo nome.
- Compila e firma il modulo TFR2, indicando il fondo a cui destinare il TFR maturando. Se sei stato assunto prima del 2007, il modulo di riferimento è il TFR1.
- Consegna all’ufficio del personale il TFR2 insieme alla copia dell’adesione al fondo. L’azienda registra la scelta e da quel momento versa le quote future di TFR direttamente nel fondo.
Un consiglio pratico: conserva una copia di tutto con la data di consegna. Poi controlla nei primi estratti conto del fondo che i versamenti arrivino davvero. Un errore di registrazione in busta paga può passare inosservato per mesi.
TFR in azienda: vantaggi
Una rivalutazione certa e prevedibile
Il TFR in azienda non conosce ribassi. Qualunque cosa succeda sui mercati, ogni anno cresce dell’1,5% più tre quarti dell’inflazione. Nel 2025 la rivalutazione è stata dell’1,9%. Negli anni di inflazione alta, come il 2022, sale parecchio e protegge bene il potere d’acquisto.
Per chi ha un rapporto emotivo difficile con le oscillazioni, è un argomento vero. Non lo liquido con una battuta.
Puoi sempre cambiare idea
Tenere il TFR in azienda è l’unica scelta reversibile. Puoi aderire a un fondo pensione tra un anno, tra cinque o tra venti. Il contrario non vale.
Lo ricevi tutto alla fine del rapporto
Quando il rapporto di lavoro finisce, per dimissioni, licenziamento o pensione, ti viene liquidato l’intero importo, senza vincoli di età o di utilizzo. È denaro disponibile subito, al netto delle tasse.
TFR in azienda: svantaggi
Tassazione separata: si parte dal 23%
Qui il confronto si fa impietoso. Alla liquidazione il TFR è soggetto a tassazione separata: si calcola un reddito di riferimento (TFR lordo per 12, diviso per gli anni di servizio) e gli si applicano gli scaglioni IRPEF. Con gli scaglioni in vigore dal 2026 (23%, 33%, 43%) l’aliquota minima è il 23%. Poi l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta sull’aliquota media degli ultimi cinque anni e, se serve, chiede la differenza.

E non finisce lì. Sulla rivalutazione annua hai già pagato il 17%, anno dopo anno.
Un rendimento che nel lungo periodo resta indietro
La rivalutazione certa ha un prezzo: nel lungo periodo rende meno. Secondo la Relazione annuale COVIP presentata a giugno 2026, tra fine 2015 e fine 2025 il TFR si è rivalutato in media del 2,5% annuo. Le linee più azionarie dei fondi pensione hanno reso intorno al 5%.
Il 2025 da solo racconta la stessa storia: i fondi negoziali hanno reso in media il 4,8% e i comparti più azionari il 7,7%, a fronte di una rivalutazione del TFR dell’1,9%.
Ogni cambio di lavoro azzera tutto
Il mercato del lavoro non è più quello dei nostri genitori. Si cambia azienda tre, quattro, cinque volte. E a ogni cambio il TFR in azienda ti viene liquidato e tassato: pochi soldi, subito, e per di più già tassati. La capitalizzazione si interrompe e riparte da zero.
Si azzera anche l’anzianità: per chiedere un’anticipazione del TFR in azienda servono 8 anni presso lo stesso datore di lavoro. Con un nuovo impiego si ricomincia a contare.
Il rischio è legato alla salute dell'azienda
In un’azienda sotto i 50 dipendenti il TFR non è in una cassaforte. È liquidità dell’impresa, che la usa per lavorare. Se l’azienda fallisce interviene il Fondo di garanzia INPS, ma i tempi sono quelli di una procedura concorsuale e non sempre brevi.
Il fondo pensione, al contrario, è un patrimonio separato sia dall’azienda sia dal gestore.
TFR nel fondo pensione: vantaggi
Qui mi concentro sui vantaggi legati al TFR. Per il quadro completo dello strumento c’è la guida su fondo pensione: vantaggi e svantaggi.
Tassazione dal 15% al 9%
Il TFR versato nel fondo pensione, sia che tu lo riceva in capitale sia in rendita, subisce una ritenuta a titolo d’imposta del 15%. Dal sedicesimo anno di partecipazione scende di 0,30 punti per ogni anno, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni.

Il 9% contro un minimo del 23%. Basterebbe questo numero per chiudere la discussione, ma non è l’unico. Anche i rendimenti sono tassati meno: 20% invece del 26% degli investimenti ordinari, e con l’esenzione dall’imposta di bollo.

Il contributo del datore di lavoro
Se aderisci al fondo previsto dal tuo contratto collettivo e versi anche un tuo contributo minimo, il datore di lavoro è tenuto a versare la sua quota. È retribuzione aggiuntiva che, lasciando il TFR in azienda, semplicemente non ricevi.
Con la riforma 2026 c’è una novità in più: dal 1° luglio il contributo datoriale diventa portabile anche verso fondi aperti e PIP, non solo verso il fondo di categoria.
Rendimenti più alti nel lungo periodo, e la capitalizzazione composta
I soldi nel fondo pensione restano investiti fino alla pensione. I rendimenti non vengono pagati, si sommano al capitale e producono a loro volta rendimento. È la capitalizzazione composta, e lavora tanto meglio quanto più è lungo l’orizzonte.
Facciamo due conti concreti. Prendo la RAL di 30.000 euro di prima, costante per semplicità, e 30 anni di versamenti. Per il TFR in azienda uso la rivalutazione media del decennio (2,5%). Per il fondo pensione, per prudenza, calcolo un rendimento del 6% annuo per un comparto azionario, al netto dei costi e prima delle imposte. È un’ipotesi realistica, e comunque inferiore al 7,7% ottenuto dai comparti più azionari nel solo 2025. Non conto il contributo del datore di lavoro, che renderebbe il confronto ancora più sbilanciato.
- TFR in azienda: circa 85.100 euro lordi. Dopo la tassazione separata al 23% sulle quote, ne restano circa 70.800 netti.
- TFR nel fondo pensione: circa 133.100 euro, già al netto della tassazione del 20% sui rendimenti. Dopo la ritenuta del 10,5% (30 anni di partecipazione), ne restano circa 126.500 netti.
Sono quasi 56.000 euro di differenza, con lo stesso TFR di partenza. È un esempio indicativo: i rendimenti futuri non sono garantiti e il risultato reale dipende dal comparto e dai costi. Il senso, però, non cambia.
Per questo ripeto sempre che i giovani sono i primi che dovrebbero occuparsi della pensione: hanno la risorsa più preziosa, il tempo e la capitalizzazione composta. Chi inizia a 25 anni e chi inizia a 45 non stanno facendo la stessa scelta.


L’ interesse composto
“L’ottava meraviglia del mondo è l’interesse composto. Chi lo capisce, lo guadagna. Chi non lo coglie, lo paga.”
– Albert Einstein –
Un patrimonio separato e protetto
La posizione nel fondo pensione è un patrimonio autonomo e separato. Non la toccano i creditori del gestore (banca, assicurazione, SGR) né quelli dell’azienda. Durante la fase di accumulo è intangibile anche per i creditori dell’aderente. Dopo la riforma 2026 le prestazioni finali, la RITA e le anticipazioni per spese sanitarie hanno le stesse tutele di impignorabilità delle pensioni pubbliche.
Se l’aderente muore prima della pensione, la posizione va ai beneficiari che ha designato, senza imposta di successione.
Anticipazioni più flessibili e un'anzianità che ti segue
Nel fondo pensione l’anzianità è quella di iscrizione, non quella presso l’azienda. Se cambi lavoro, la porti con te. E le anticipazioni sono più ampie e ripetibili, come vedi nella tabella più sotto.
TFR nel fondo pensione: svantaggi
La scelta è irreversibile
Una volta entrato nel fondo, il TFR non torna in azienda. Puoi cambiare fondo (di norma dopo due anni di permanenza), ma non tornare indietro. Per questo la scelta va fatta con cognizione, non per inerzia.
Il capitale è vincolato
Il fondo pensione nasce per la pensione, e si vede. Prima del pensionamento puoi uscire solo con anticipazioni per motivi precisi o con il riscatto nei casi previsti dalla legge: perdita del lavoro, invalidità, perdita dei requisiti di partecipazione. Ne parlo in dettaglio nella guida completa al riscatto del fondo pensione.
Anche al traguardo c’è un limite: dopo la riforma puoi ritirare in capitale fino al 60% del montante. Il resto arriva come rendita o con le nuove forme di erogazione frazionata. C’è da dire che con l’introduzione delle nuove rendite, che in realtà sono decumuli, si può rientrare del capitale versato e maturato entro i 5 anni nell’ipotesi migliore.
Parere mio personale. Il vincolo e la non libertà di poter fare quel che si vuole con il capitale, a mio avviso, è il vantaggio migliore del fondo pensione. Tanto per fare un esempio, molti miei clienti che 20 anni fa iniziavano un piano di accumulo con lo scopo di trattarlo come salvadanaio per la pensione, ad oggi nessuno è arrivato al suo obiettivo prefissato. Una spesa improvvisa, una macchina nuova da comprare, appena il cliente vedeva il guadagno del pac già pensava a come spenderlo senza ricordarsi che quello era capitale da destinare alla pensione.
Invece, tutti i fondi aperti 20 anni fa stanno ancora tutti li a maturare rendimenti su rendimenti. Ecco, per questo reputo l’indisponibilità il vantaggio n. 1 dei fondi pensione.
I costi pesano, e tanto
Mantenere i costi bassi nel fondo pensione è la prima condizione per una buona riuscita del piano pensionistico. Non è una frase di circostanza. La stessa COVIP ricorda che, su 35 anni di partecipazione, un punto percentuale di costi in meno all’anno può valere quasi il 20% di prestazione finale in più.
Il numero da guardare è l’ISC (indicatore sintetico dei costi), che trovi nella documentazione di ogni fondo. Se vuoi vedere come si legge su un fondo aperto reale, ho analizzato voce per voce il fondo pensione Fineco Core Pension.
Il comparto sbagliato può vanificare tutto
Un fondo pensione non è un prodotto unico: ha più comparti, dal garantito all’azionario. Un trentenne in un comparto garantito rinuncia proprio al vantaggio che giustifica la scelta. Con la riforma, chi aderisce per silenzio-assenso non finisce più nel garantito ma in un percorso life cycle legato all’età, che è già un passo avanti. Per scegliere bene c’è la guida su quale comparto scegliere nel fondo pensione.
Anticipazioni del TFR: azienda e fondo pensione a confronto
Sulle anticipazioni il fondo pensione è più generoso del TFR in azienda, sia nelle percentuali sia nel numero di richieste.
| Criterio | TFR in azienda | TFR nel fondo pensione |
|---|---|---|
| Spese sanitarie gravi | Fino al 70%, dopo 8 anni di anzianità | Fino al 75%, in qualsiasi momento |
| Prima casa | Fino al 70%, dopo 8 anni di anzianità | Fino al 75%, dopo 8 anni di iscrizione |
| Altre esigenze | Non previste dalla legge | Fino al 30%, dopo 8 anni di iscrizione |
| Numero di richieste | Una sola volta | Più volte, entro i limiti |
| Tassazione | Separata IRPEF, dal 23% | 15%-9% per spese sanitarie, 23% negli altri casi |
| Anzianità | Si azzera a ogni cambio di lavoro | Segue l'iscritto da un lavoro all'altro |
| Reintegro | Non previsto | Possibile, anche oltre il limite deducibile |
Due dettagli fanno la differenza nella pratica. In azienda l’anticipazione si ottiene una sola volta, e il datore di lavoro può accoglierla solo entro limiti precisi (non oltre il 10% degli aventi diritto e il 4% del totale dei dipendenti). Nel fondo, invece, quanto anticipi puoi reintegrarlo, anche oltre il limite annuo di deducibilità. Alcuni contratti collettivi prevedono condizioni migliori per il TFR in azienda: vale la pena controllare il proprio.
Quando lasciare il TFR in azienda ha senso davvero
Il fondo pensione vince quasi sempre, ma “quasi” non è “sempre”. Nella mia esperienza i casi in cui tenere il TFR in azienda è una scelta ragionevole sono due.
Sei a pochi anni dalla pensione
Con un orizzonte di tre, quattro, cinque anni la capitalizzazione composta non ha tempo di lavorare, e un comparto azionario espone a un ribasso proprio quando servono i soldi. Il vantaggio fiscale del fondo resta (15% contro almeno il 23%), ma in questa situazione il confronto va fatto sui numeri veri, non per principio.
Sai che ti servirà il capitale a breve, per esigenze diverse da casa e salute.
Aprire un’attività, sostenere una spesa familiare importante, investire in qualcosa di tuo: per questi obiettivi il fondo pensione concede solo il 30% dopo 8 anni di iscrizione. Il TFR in azienda, invece, lo ricevi intero alla fine del rapporto. Se quel progetto è concreto e vicino, il vincolo del fondo pesa più del vantaggio fiscale.
Fuori da questi due casi, lasciare il TFR in azienda è quasi sempre una scelta dettata dall’abitudine o dalla paura, non dai numeri.
E per il datore di lavoro?
Questa guida è scritta per chi deve scegliere dove mettere il proprio TFR. Ma la scelta dei dipendenti conviene anche all’azienda: niente rivalutazione da pagare, contributi ridotti, deducibilità, esonero dal contributo al Fondo di garanzia. Se sei un imprenditore, trovi tutto in TFR nei fondi pensione: i 3 vantaggi per l’imprenditore.
In sintesi: TFR in azienda o nel fondo pensione, quale conviene
| Criterio | TFR in azienda | TFR nel fondo pensione |
|---|---|---|
| Rendimento | 1,5% + 75% inflazione (2,5% medio 2015-2025) | Legato al comparto (circa 5% per le linee azionarie 2015-2025) |
| Tassazione finale | Separata IRPEF, dal 23% | Dal 15% al 9% |
| Contributo datore di lavoro | No | Sì, se previsto dal CCNL |
| Rischio | Legato alla solidità dell'azienda | Legato ai mercati, patrimonio separato |
| Disponibilità del capitale | Intero a fine rapporto | Vincolato: anticipazioni, riscatti, 60% in capitale alla pensione |
| Cambio di lavoro | Liquidato e tassato | Resta investito e ti segue |
| Reversibilità | Puoi passare al fondo quando vuoi | Scelta irreversibile |
La certezza del TFR in azienda è reale, ma si paga cara: in tasse, in rendimento perso, in contributi del datore di lavoro che non arrivano mai. Il fondo pensione chiede in cambio due cose. Accettare un vincolo e scegliere bene fondo, comparto e costi.
La seconda è quella su cui si sbaglia di più. Non basta spuntare la casella giusta sul modulo TFR2: bisogna sapere cosa c’è dietro.
Domande frequenti
Se non scelgo entro 60 giorni, dove va il mio TFR?
Per chi è assunto per la prima volta dal 1° luglio 2026, se non scegli entro 60 giorni il TFR va automaticamente al fondo pensione previsto dal tuo contratto collettivo. In mancanza di un fondo di categoria si applica la forma residuale indicata dal Ministero del Lavoro. Puoi evitarlo comunicando una scelta diversa con il modulo TFR2.
Posso riportare il TFR dal fondo pensione in azienda?
No. La scelta di destinare il TFR al fondo pensione è irreversibile: una volta entrato nel fondo non può tornare in azienda. Puoi però trasferire la posizione verso un altro fondo pensione, di norma dopo almeno due anni di permanenza. È invece sempre possibile il passaggio opposto, dall'azienda al fondo.
Il TFR già accumulato in azienda si può spostare nel fondo pensione?
Di regola no. La scelta riguarda il TFR maturando, cioè le quote future. Il TFR già accumulato in azienda resta lì e ti viene liquidato alla fine del rapporto di lavoro, con la tassazione separata. Alcuni accordi aziendali possono prevedere soluzioni diverse, quindi conviene verificare con l'ufficio del personale.
Cosa succede al TFR nel fondo pensione se cambio lavoro?
Resta investito nel fondo e continua a crescere. Con il nuovo datore di lavoro hai 60 giorni per indicare dove destinare il nuovo TFR: puoi continuare sullo stesso fondo o sceglierne un altro. L'anzianità di iscrizione non si azzera, quindi non perdi il diritto alle anticipazioni né lo sconto fiscale maturato.
Quanto rende il TFR lasciato in azienda?
Il TFR in azienda si rivaluta ogni anno dell'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione ISTAT, con un'imposta del 17% sulla rivalutazione. Nel 2025 la rivalutazione è stata dell'1,9%. Secondo la COVIP, tra il 2015 e il 2025 la media è stata del 2,5% annuo, contro circa il 5% delle linee azionarie dei fondi pensione.
Le informazioni contenute in questa guida hanno carattere divulgativo e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
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Raffaele D'Antoni03/07/2026Trustindex verifica che la fonte originale della recensione sia Google.
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