Il fondo ti scrive: sono maturate le condizioni per la prestazione, scegli se capitale, rendita o una combinazione. E tu hai davanti un numero che hai guardato per vent’anni solo sull’estratto conto. La prima reazione è cercare «quale rende di più». È la domanda sbagliata, perché parte dal fisco, e il fisco qui non decide niente.
Fondo pensione, rendita o capitale: dal 1° luglio 2026 era uscita la norma che ti avrebbe permesso di ottenere in capitale fino al 60% del montante e il resto in rendita o nelle nuove forme di prestazione. Purtroppo questa norma è stata abrogata e per ora non entrerà in funzione. Capitale e rendita vitalizia hanno la stessa tassazione, dal 15% al 9% in base agli anni di iscrizione, quindi la scelta si fa sul bisogno da coprire, non sull’aliquota.
Ragiono così anch’io, come consulente finanziario Fineco: prima si capisce a cosa serve quel denaro, poi si guarda la forma in cui lo ricevi. Qui sotto trovi i numeri aggiornati, un esempio svolto e le domande da fare al tuo fondo prima di decidere.
Fondo pensione, rendita o capitale: quanto puoi prendere oggi
La regola ordinaria, dall’art. 11 del D.Lgs. 252/2005 è questa: al momento del pensionamento puoi chiedere in capitale fino al 50% del montante. Il resto lo ricevi in rendita, oppure in una delle nuove forme di erogazione introdotte dalla stessa legge. Con 100.000 euro di montante, sono 50.000 euro in capitale e 50.000 euro da trasformare in prestazione periodica.
Quando si può avere tutto in capitale
Esiste un’eccezione. Se convertendo in rendita il 70% del montante ottieni un importo annuo inferiore al 50% dell’assegno sociale, puoi chiedere l’intera prestazione in capitale. Per il 2026 l’assegno sociale INPS è di 546,24 euro per 13 mensilità, cioè 7.101,12 euro l’anno. La metà fa 3.550,56 euro l’anno: è la soglia di rendita sotto la quale scatta l’eccezione.
Attenzione a non trasformarla in un montante «magico». A quanto capitale corrisponda quella rendita dipende dai coefficienti di conversione del tuo fondo, che cambiano con età e condizioni. Per questo non trovi qui una cifra unica in euro: va chiesta al fondo con il calcolo sul tuo caso.
Resta anche la regola per chi si è iscritto a una forma pensionistica prima del 29 aprile 1993, che può chiedere l’intera prestazione in capitale. Il riscatto prima del pensionamento è un’altra storia, con regole e tassazione diverse (le trovi nella guida al riscatto del fondo pensione).
La tassazione è la stessa, e per questo non decide lei
Capitale e rendita vitalizia sono tassati con la stessa ritenuta a titolo d’imposta: parte dal 15% e scende di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% (dopo 35 anni). L’aliquota si applica alla parte imponibile, non all’intero importo: restano fuori i contributi che non hai dedotto e i rendimenti già tassati durante l’accumulo.
Un esempio, volutamente semplificato (tutta la quota in capitale considerata imponibile): su 60.000 euro ritirati in capitale, con 20 anni di partecipazione l’aliquota è del 13,5% e l’imposta di 8.100 euro; con 25 anni è del 12% e l’imposta di 7.200 euro; con 35 anni è del 9% e l’imposta di 5.400 euro. La stessa aliquota si applica a ciò che incassi come rendita. Cambia il tempo che passa, non la percentuale.
L’unica eccezione fiscale è la nuova erogazione frazionata: la ritenuta parte dal 20% e scende fino al 15% (dopo 35 anni), quindi è un po’ meno conveniente delle altre. È il motivo per cui dire «tassazione uguale per tutto» è troppo assoluto. Se vuoi il quadro completo dei vantaggi fiscali, il vantaggio fiscale del fondo pensione lo spiega dall’inizio.
Le forme di prestazione a confronto
Dal 2026 non c’è più solo l’alternativa capitale o rendita vitalizia. La riforma ha introdotto tre forme erogate direttamente dal fondo, che restano investite nella linea scelta. Non sono combinabili tra loro (e sostituiscono la rendita vitalizia), mentre la quota in capitale si può abbinare a una di esse.
Capitale, rendita e nuove prestazioni del fondo pensione: differenze
| Forma | Cosa ricevi | Se muori prima | Ritenuta |
|---|---|---|---|
| Capitale (fino al 50%) | Una somma subito, in un’unica soluzione | Hai già incassato tutto | 15%, fino al 9% |
| Rendita vitalizia | Un importo periodico finché sei in vita | Dipende dall’opzione scelta (reversibilità, rendita certa) | 15%, fino al 9% |
| Rendita a durata definita | Rate annuali: montante diviso per gli anni di vita attesa residua | Il residuo va ai beneficiari designati | 15%, fino al 9% |
| Prelievi liberamente determinabili | Importi che decidi tu, nei limiti delle rate maturate e non riscosse | Il residuo va ai beneficiari designati | 15%, fino al 9% |
| Erogazione frazionata | Rate costanti per un periodo scelto, non inferiore a 5 anni | Il residuo va ai beneficiari designati | 20%, fino al 15% |
Sulle date: le prime due nuove forme partono dal 1° luglio 2026, l’erogazione frazionata ha una decorrenza successiva (il 31 ottobre 2026, secondo le comunicazioni dei fondi). Fino al 31 dicembre 2026 è previsto un periodo transitorio in cui i fondi possono raccogliere le richieste prima di aver adeguato i sistemi.
Capitale o rendita: la domanda giusta è un’altra
Chiedersi quale forma «rende di più» ha poco senso, perché non stai confrontando due investimenti. Stai scegliendo che bisogno coprire. La rendita vitalizia risponde a un rischio preciso, quello di vivere a lungo e di finire i soldi: ti dà un reddito che non dipende da come vanno i mercati negli anni in cui la incassi. Il capitale risponde a un altro: serve per obiettivi con una data, come estinguere un mutuo o aiutare un figlio, e lascia a te la responsabilità di gestirlo.
Le nuove forme stanno in mezzo. Con la rendita a durata definita la rata si ricava dividendo il montante per gli anni di vita attesa residua: su 40.000 euro e 20 anni di vita attesa, a titolo puramente illustrativo, sono 2.000 euro l’anno, ricalcolati ogni anno sul rendimento del fondo e sulle statistiche demografiche. Se muori prima, il residuo non si perde. Ma a differenza della vitalizia non ti copre se vivi più a lungo di quanto stimato.
Fondo pensione, rendita o capitale: come si decide
Per me il punto di partenza è sempre uno solo: quanto reddito certo ti serve a pensione per le spese che non puoi permetterti di non coprire, e quanto invece può restare liquidità per tutto il resto. Sulla prima parte la rendita ha una funzione precisa. Sulla seconda il capitale ha senso. Per questo, spesso, la risposta è una combinazione, calcolata sul tuo montante reale e sulle condizioni del tuo fondo, non su una regola generale.
E si decide anni prima, non il giorno in cui arriva la comunicazione del fondo. Come hai trattato il TFR (TFR in azienda o nel fondo pensione), quali altre entrate avrai e quanto pesa quel capitale sul resto del patrimonio cambiano il peso di ogni scelta. È un lavoro di pianificazione pensionistica, non una casella da spuntare.
Cosa controllare nel tuo fondo prima di decidere
Le condizioni di rendita non sono uguali per tutti e non le trovi in un articolo: stanno nella documentazione del tuo fondo. Prima di scegliere, chiedi e leggi (lì dove puoi, nero su bianco):
- i coefficienti di conversione e le opzioni di rendita previste (reversibile, certa per un certo numero di anni, con restituzione del capitale)
- i costi applicati in fase di erogazione, che per le nuove prestazioni devono essere limitati alle spese amministrative
- quando decorrono le nuove forme di prestazione e se il fondo le ha già attivate
- cosa succede ai beneficiari in caso di decesso, per ciascuna forma
Se il tuo è il fondo pensione Fineco, la guida a Fineco Amundi Core Pension ne descrive la struttura, ma le condizioni di rendita valgono solo se confermate dalla documentazione ufficiale del fondo, che resta il documento di riferimento. Per l’inquadramento generale c’è anche la guida aggiornata ai fondi pensione.
Gli errori più frequenti
Il primo è arrivarci senza aver pianificato: la scelta si fa in poche settimane, sotto la pressione di una scadenza. Il secondo è considerare la tassazione una leva (non lo è, tranne che per l’erogazione frazionata). Il terzo è prendere il massimo in capitale perché «è mio» e poi doverlo gestire da soli per vent’anni di prelievi: se ti interessa come si ragiona sui prelievi sostenibili, c’è la regola del 4% con i suoi limiti. E il quarto è fidarsi di una guida che non indica la data: con una norma cambiata a metà 2026, un testo aggiornato a giugno e uno a settembre possono dire cose diverse.
Domande frequenti
Nel fondo pensione conviene di più la rendita o il capitale?
Non c’è una risposta valida per tutti. Il capitale dà liquidità per obiettivi precisi, la rendita dà un reddito che dura quanto la vita. La tassazione è la stessa (dal 15% al 9%), quindi si decide sul bisogno che vuoi coprire e sulle condizioni di rendita del tuo fondo.
Quanto posso prendere in capitale dal fondo pensione?
Dal 1° luglio 2026 fino al 60% del montante accumulato, con il resto in rendita o nelle nuove forme di prestazione. Prima di quella data il limite era il 50%. Si può ottenere anche il 100% in capitale se la rendita calcolata sul 70% del montante è inferiore al 50% dell’assegno sociale.
Come viene tassata la rendita del fondo pensione rispetto al capitale?
Allo stesso modo: ritenuta a titolo d’imposta del 15% sulla parte imponibile, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Fa eccezione l’erogazione frazionata, che parte dal 20% e scende fino al 15%.
Dopo aver scelto la rendita si può tornare indietro?
Dipende dalla forma di prestazione e dal regolamento del fondo, quindi va chiesto prima di firmare. In alcuni fondi la scelta delle nuove prestazioni (rendita a durata definita, prelievi, erogazione frazionata) risulta revocabile fino alla liquidazione del primo importo. [DATO DA VERIFICARE: regole per la rendita vitalizia già avviata]
Dal 2026 si può avere tutto il fondo pensione in capitale?
Sì, se la rendita ottenuta convertendo il 70% del montante è inferiore al 50% dell’assegno sociale (nel 2026 l’assegno è di 546,24 euro per 13 mensilità, cioè 7.101,12 euro l’anno, quindi la soglia è di 3.550,56 euro l’anno). Negli altri casi il limite ordinario è il 60% del montante.
Questo contenuto ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria o previdenziale personalizzata. Nessun prodotto è citato come indicazione operativa. Normativa e dati aggiornati al 19 ottobre 2026.


