TFR IN AZIENDA O NEL FONDO PENSIONE

Perché sarà fondamentale in futuro avere un fondo pensione

Decidere dove versare il TFR in azienda o fondo pensione diventa strategico al fine di ottenere una rendita integrativa vitalizia da aggiungere alla propria pensione pubblica.

Pensione pubblica che, con ogni probabilità, non sarà sufficiente ad avere una vita dignitosa nella fase pensionistica. A tal proposito guardate i seguenti video per capire la necessità per il futuro prossimo di avere un fondo pensione.

articoli di giornale sulle pensioni
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Fonte : Ilsole24ore, di Davide Colombo, 17 Giugno 2019

Quindi la prima considerazione che uno possa fare è quella di prendere coscienza che chiunque debba avere un fondo pensione, e il TFR può essere un valido alleato per il conseguimento della futura tranquillità economica.

 

Cos' è il TFR

E' il 7,41% della retribuzione lorda al quale va sottratto una quota fissa pari allo 0,5% che serve ad alimentare il fondo di garanzia dell’INPS. In totale quindi il TFR è il 6,91% appunto della retribuzione lorda. Il TFR accantonato viene percepito sotto forma di liquidazione nel momento in cui si conclude il rapporto di lavoro, sia che si venga licenziati o che ci si licenzi, oppure nel momento in cui il lavoratore va in pensione.

La decisione di lasciare il TFR in azienda o sul fondo pensione

 

La scelta di lasciare il TFR in azienda dipende dalla dimensione della propria azienda:

  • quando un’azienda ha meno di 50 dipendenti dovrai decidere se lasciarlo in azienda o metterlo in un fondo pensione.

  • se l’azienda ha più di 50 dipendenti, potrai scegliere a quale fondo pensione destinare il TFR. In pratica è una scelta obbligata.

La scelta di versare o meno il vostro TFR in azienda o fondo pensione dovete farla entro 6 mesi dall’ assunzione e che tale scelta, se va verso un fondo pensione, è irreversibile. Se invece decidete di tenere il TFR in azienda, potete cambiare idea e aderire ad un Fondo in qualsiasi momento. 

Attenzione perché se non esprimete un parere sulla destinazione del TFR, vale “l’assenso tacito” per cui verrà automaticamente inserito nel Fondo negoziale di categoria. Se volete evitare questo dovete fare una scelta direttamente voi di dove versare il TFR. 

 

Tassazione agevolata

Consideriamo che in genere gli ultimi anni di carriera sono quelli che offrono retribuzioni più elevate. Di conseguenza l’ Irpef sul TFR in azienda che verrà applicata al momento della cessazione del rapporto di lavoro sarà elevata. Infatti al momento del pagamento, il TFR è soggetto a tassazione separata. 

Per calcolare la base imponibile finale sulla quale applicare l’aliquota dello scaglione di competenza occorre moltiplicare per 12 l’ammontare del TFR lordo accumulato e dividere il risultato per il numero di anni di servizio di lavoro prestati. Sulla base imponibile poi, si calcola la tassazione in base all’ aliquota Irpef corrispondente. Va da sé che l’aliquota minima applicabile è pari al 23%, mentre la massima è pari al 43%.

Poiché il fisco compara il risultato ottenuto con l’aliquota media applicabile negli ultimi cinque anni di lavoro, in caso di differenza, chiede integrazioni.

Il mercato del lavoro comunque non è più quello di una volta: si cambia posto di lavoro con molta più frequenza che in passato. L’ammontare del TFR lasciato in azienda potrebbe non essere più il risultato di un accumulo di 20 anni o più di lavoro come una volta. Ad ogni cambio di lavoro il TFR ti viene liquidato e tassato se lasciato in azienda. In un’ottica di risparmio per il futuro, “pochi, subito e per di più tassati” non è la soluzione migliore. La tassazione della rivalutazione è tassata al 17%.

Invece il TFR devoluto al fondo pensione, sia esso erogato in rendita o in capitale, è soggetto ad una ritenuta a titolo d’ imposta, con aliquota massima del 15%, decisamente inferiore a quelle IRPEF (dal 23% al 43%). Questa è destinata a scendere ulteriormente fino al 9% a partire dal quindicesimo anno di partecipazione ad un fondo pensione: operano, infatti, degli sconti di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione successivo, fino ad un massimo di riduzione di 6 punti. Proprio per questo iniziare presto, o comunque prima possibile il fondo pensione risulta strategico per il pagamento di minori imposte.

Infine la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione è del 20%. Più bassa di quella dei rendimenti sugli investimenti finanziari.

Inoltre i fondi pensione sono esenti dall'imposta di bollo dello 0,20% sulle masse gestite.

TASSAZIONE DEL TFR IN AZIENDA

Dal 23% al 43%

in base alla media di redditi degli ultimi 5 anni. Segue gli scaglioni residuali IRPEF.

TASSAZIONE DEL TFR NEL FONDO PENSIONE

Dal 15% al 9%

in funzione degli anni di partecipazione al fondo pensione.

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Inoltre sempre in merito agli aspetti fiscali c'è da sottolineare il fatto che le somme versate nel fondo pensione non rappresentano patrimonio rilevante ai fini ISEE.

 

Effetto capitalizzazione composta del rendimento

Come detto per la tassazione, Il mercato del lavoro non è più quello di una volta: si cambia posto di lavoro con molta più frequenza che in passato. L’ammontare del TFR lasciato in azienda potrebbe non essere più il risultato di un accumulo di 20 anni o più di lavoro come una volta. Ad ogni cambio di lavoro il TFR ti viene liquidato e tassato se lasciato in azienda mettendo fine all'effetto capitalizzazione dei rendimenti (in un’ottica di risparmio per il futuro, “pochi, subito e per di più tassati” non è la soluzione migliore).

Ma che cos'è la capitalizzazione composta dei rendimenti?

L' interesse composto, detta anche capitalizzazione composta,  è quello che invece di essere pagato (o riscosso) va ad aggiungersi al capitale, divenendo anch’ esso produttivo di interesse (in altri termini, anche l’interesse genera interesse).  

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 "L'ottava meraviglia del mondo è l'interesse composto. Chi lo capisce, lo   guadagna. Chi non lo coglie, lo paga."

 - Albert Einstein - 

Proprio perché i soldi nel fondo pensione rimangono investiti fino all'età pensionabile, più tempo abbiamo davanti alla pensione, più la capitalizzazione composta lavora per noi. E a pensarci bene è proprio questo secondo me il vantaggio più grande che si può avere da un fondo pensione. Ci toglie la possibilità di non distruggere la nostra pensione di scorta.

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Ottimizzare una pianificazione previdenziale sfruttando il versamento del TFR in un fondo pensione ci permette di ottenere dei rendimenti derivanti dal mercato azionario.

E sappiamo tutti che questi sono mediamente molto più alti nel lungo periodo rispetto al rendimento del TFR in azienda.

Questo perché quando si parla del tema pensionistico non lo si deve inserire in un ordine di tempo breve o medio, ma è implicito parlare di lungo periodo.

Ed è proprio nel lungo periodo che l’azionario può dare i suoi migliori frutti andando a sfruttare anche il miracolo capitalizzazione composta. Non solo, il fondo investe in strumenti finanziari diversificati tra loro, possibilità non concessa dalla singola azienda, soprattutto se i dipendenti di quest’ultima sono meno di 50.

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Il comparto dinamico, ovvero il comparto che investe prevalentemente nel settore azionario, come detto, è adatto per chi ha davanti alla pensione molti anni. L'indice MSCI world è un indice che riassume le performance del mercato azionario di tutto il mondo. Nel lungo termine tale indice cresce sempre a fronte di una certa volatilità di breve termine. I periodi verdi in tal senso sono più lunghi di quelli rossi. Dal 1970 il rendimento medio dell'indice in questione preso in orizzonti temporali lunghi di 20 e 30 anni è sempre stato più che positivo offrendo rendimenti impensabili per il tfr lasciato in azienda. 

L’indice MSCI World è un indice di mercato azionario di 1612 titoli di livello globale. È sostenuto dalla MSCI, ex Morgan Stanley Capital International ed è usato come metro di misura (benchmark) per i fondi azionari di tipo “world” (mondiali) o “global” (globali). L’indice include una raccolta di titoli azionari di tutti i mercati dei paesi sviluppati nel mondo come definito dall’MSCI. L’indice comprende titoli di 23 paesi esclusi i titoli provenienti da economie di frontiera o emergenti

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Considerando i ventenni susseguitisi dal 1970 osserviamo che nessun ventennio si è chiuso con segno negativo. Il ventennio peggiore è quello che parte dal 1989 al 2008 con una performance annua pari al 7,3% annuo. Quindi il risultato è stato eccellente nonostante crolli dei mercati azionari tra i più importanti e duraturi della storia. Il miglior ventennio risulta quello che parte dal 1980 al 1999 con una performance annua pari al 16,8% l'anno.

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Considerando i trentenni susseguitisi dal 1970 osserviamo che nessun trentennio si è chiuso con segno negativo. Il trentennio peggiore è quello che parte dal 1987 al 2016 con una performance annua pari al 9,4%. Quindi il risultato è stato formidabile nonostante crolli dei mercati azionari tra i più importanti e duraturi della storia. Il miglior trentennio risulta quello che parte dal 1970 al 1999 con una performance annua pari al 14,1% l'anno.

Il TFR lasciato in azienda matura in maniera fissa una percentuale di 1,5% + il 75% della rivalutazione annuale ISTAT (inflazione). Per ciò che attiene i fondi pensione dipende dal tipo di comparto che  sceglie. Ritengo, come detto poco fa, che quando si parla del tema pensionistico è implicito parlare di lungo periodo. Ed è proprio nel lungo periodo che l’azionario può dare i suoi migliori frutti. Su questo tema già ne parlo in maniera approfondita sulla pagina al seguente link: COMPARTO PRUDENTE BILANCIATO O DINAMICO ?

Possiamo sostenere in pratica che in 20 anni di investimento in un profilo azionario il rendimento di un 6% annuo sia ampiamente giustificato.

RENDIMENTI DEL TFR IN AZIENDA

Il tfr in azienda si rivaluta annualmente dell' 1,5% + il 75% della rivalutazione ISTAT.

RENDIMENTI DEL TFR NEL FONDO PENSIONE

Il rendimento del tfr nel fondo pensione è collegato al rendimento del fondo il quale dipende dal profilo e dall'orizzonte temporale. 

Proprio perché l'effetto capitalizzazione composta da i suoi frutti specialmente nel lunghissimo periodo, i risultati sono molto diversi a seconda dell'età in cui si inizia. Ma ci può venire in soccorso un esempio sempre dei nostri 3 personaggi.

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Sicurezza e garanzia

Se è vero che il rendimento, seppur limitato, è garantito nel caso in cui si opti di lasciare il TFR in azienda, cosa accade se l’impresa fallisce? Nel caso di società con un numero di dipendenti inferiore a 50, e dunque parliamo di PMI,  recuperare il TFR non sarebbe una cosa semplice, se non impossibile in quanto bisognerà richiedere l'intervento del fondo di garanzia istituito presso l'Inps.

Discorso relativamente differente va fatto se l’azienda ha più di 50 dipendenti. In questo caso anche se si opta di lasciare il TFR in azienda, questo verrebbe comunque trasferito ad un fondo istituito presso l’Inps. Quali sarebbero i rendimenti? E la sicurezza? Considerando che il Decreto Legislativo 252/2005 è stato introdotto proprio per potenziare il “secondo pilastro” della previdenza a fronte della situazione sofferente dell’Istituto di previdenza nazionale, forse sarebbe il caso di fare una riflessione più approfondita sul proprio futuro!

Cosa succede al TFR in caso di pignoramento? Il fondo pensione costituisce un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello del gestore (banca, assicurazione, SGR o SIM) e questo garantisce l’intoccabilità assoluta delle risorse versate:

  • da pignoramento da parte di creditori del gestore

  • da pignoramento da parte di creditori dell’aderente stesso

  • in caso di fallimento o altra procedura concorsuale del gestore

Che garanzia hanno gli eredi sul tfr lasciato in azienda? dipende, da tutte le situazioni viste in precedenza. Invece le somme versate sul fondo pensione non rientrano nell'asse ereditario e sono esenti dalle imposte di successione. Gli eredi che beneficeranno di tali somme non dovranno aspettare la chiusura della successione e saranno subito disponibili. 

SICUREZZA TFR IN AZIENDA

Non è garantito in caso di fallimento dell'azienda. Possibili problematiche con insinuazioni al passivo o richieste di liquidazione all'inps.

- Il capitale è pignorabile e sequestrabile.

- Rientra nell'asse ereditario ed è passivo di imposte di successione.

SICUREZZA TFR NEL FONDO PENSIONE

 

Non hai alcun rischio legato alla sostenibilità dell’azienda nella quale lavori. La gestione del fondo pensione è controllato da organi di garanzia.

- Il capitale è impignorabile e insequestrabile per la configurazione giuridica che riveste.

-  Non rientra nell'asse ereditario ed è esente da imposte di successione.

 

Anticipazioni più elevate

La possibilità di richiedere un’anticipazione è più flessibile se il TFR è in un fondo pensione:

ANTICIPAZIONI DEL TFR IN AZIENDA

  • SPESE SANITARIE:  70%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge o ai figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. Tassazione separata IRPEF 

  • ACQUISTO/RISTRUTTURAZIONE PRIMA CASA: decorsi otto anniper un importo non superiore al 70%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli, per la realizzazione, sulla prima casa di abitazione, degli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia, di cui alle lettere a), b), c), d) del comma 1 dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; Tassazione separata IRPEF.

  • QUALSIASI ALTRA SPESA. Non previsto. E' previsto per congedo familiare, congedo per formazione dopo 8 anni di anzianità e per al massimo il 70%. Tassazione separata IRPEF.

ANTICIPAZIONI DEL TFR NEL FONDO PENSIONE

 

  • SPESE SANITARIE:  in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge o ai figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. Tassazione dal 15% al 9%.

  • ACQUISTO/RISTRUTTURAZIONE PRIMA CASA: decorsi otto anni di iscrizione a forme pensionistiche complementari, per un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé o per i figli, per la realizzazione, sulla prima casa di abitazione, degli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia, di cui alle lettere a), b), c), d) del comma 1 dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380; Tassazione 23%.

  • QUALSIASI ALTRA SPESA: 30% dopo 8 anni. Tassazione 23%.

È bene precisare inoltre che potrebbero sorgere alcune differenze nelle condizioni di accesso ed erogazione dovuti all’anticipo del TFR in azienda dovute a specifiche caratteristiche dei diversi CCNL. Ad ogni modo, l’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro, a condizione che la richiesta non sia stata presentata da più del 10% degli aventi diritto e nel limite del 4% del totale dei dipendenti e verrà tassata come visto in precedenza. Non c’è limite invece al numero di anticipazioni richieste al fondo pensione che saranno invece assoggettate, nel caso di spese sanitarie, all’aliquota del 15% ridotta di 0,3 punti percentuali per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo; in tutte le altre casistiche verrà applicata una ritenuta a titolo di imposta con aliquota fissata al 23%. Ulteriore aspetto da tenere in conto è che quanto richiesto come anticipazione al fondo pensione può essere reintegrato con uno o più versamenti che possono anche superare la soglia annuale di 5.164,57 euro e comunque in esenzione di imposta.

 

Riscatto

Con la  legge concorrenza 124 del 2017 entrata in vigore lo scorso primo settembre, è stata apportata un’importatissima novità in tema di riscatti delle posizioni di previdenza complementare.

 

A far data da settembre è infatti possibile chiedere il riscatto integrale in capitale per perdita dei requisiti di partecipazione anche per le posizioni ad adesione individuale.

Tale vantaggio prima era consentito solo ed esclusivamente per le adesioni in forma collettiva.

   

Questo comporta notevoli cambiamenti per le seguenti tipologie di aderenti (al di là o meno che vengano versate quote di TFR):

  • Lavoratori dipendenti che vengono licenziati o si dimettono:  basta dimostrare lo status di inoccupato, attraverso un certificato rilasciato dal centro dell’impiego;

  • Lavoratori autonomi: cessazione della partita iva;

  • Liberi professionisti: cancellazione dall’ albo di appartenenza.

   

Sono esclusi dall’ applicazione del riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione chi è già in pensione, le casalinghe, i fiscalmente a carico e più in generale coloro che non hanno redditi.

Il fondo pensione dovrebbe essere come un vestito su misura 

Entrano in gioco una molteplicità di variabili :

  • Tempo a disposizione

  • Reddito

  • Tipologia di comparto 

  • Costi di gestione

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Vantaggi anche per il datore di lavoro

I vantaggi non sono solo per i lavoratori, ma anche per le aziende:

  • Esonero dall’onere di rivalutazione obbligatoria della quota di TFR destinata dall’azienda a un fondo pensione, mentre per le quote destinate al fondo di tesoreria INPS occorre limitarsi al calcolo della rivalutazione (1,5% + 75% dell’indice dei prezzi ISTAT) e della relativa imposta sostitutiva (17%) versando poi il netto al fondo e l’imposta al fisco compensandoli con i normali versamenti INPS;

  • Esclusione dalla base imponibile per la contribuzione obbligatoria delle somme versate per prestazioni di previdenza complementare: sul contributo datoriale al Fondo Pensione non verrà applicato il contributo previdenziale pari al 23,81% ma solamente il 10% a titolo di contributo di solidarietà (riferimento normativo Art. 6 co. 4, lett. f) del D.Lgs. n. 314/1997);

  • Deducibilità, dal reddito d’impresa, di un importo pari al 4% delle quote di TFR che non sono state accantonate in azienda perché destinate alla previdenza integrativa o perché stanziate al fondo di tesoreria statale. La percentuale sale al 6% per le aziende con meno di 50 dipendenti (riferimento normativo Art. 10 c. 1, D.Lgs 5 dicembre 2005, n. 252);

  • Esonero dal versamento del contributo al fondo di garanzia TFR (legge n. 297/1982), dovuto da tutte le imprese nella misura del 0,2% della retribuzione imponibile dal lavoratore. La deroga è pienamente operativa dal 1° gennaio 2007, anche a favore delle imprese che già versavano il TFR ai fondi pensione. Lo sgravio spetta nella stessa percentuale del TFR che è conferito alle forme pensionistiche complementari e/o al fondo di tesoreria INPS (riferimento normativo Art. 10 c. 2, D.Lgs 5 dicembre 2005, n. 252);

  • Diminuzione del costo del lavoro, attraverso una riduzione degli oneri impropri, correlata al flusso di TFR maturando conferito. La misura prevista, a partire dal 2014, è pari a 0,28% e si applica prioritariamente considerando, nell’ordine, i contributi dovuti per assegni famigliari, per la maternità e per la disoccupazione. Solo nel caso di impossibilità ad esaurire quanto spettante, l’importo differenziale è trattenuto, a titolo di esonero contributivo, dal datore di lavoro sull’ammontare complessivo dei contributi dovuti all’INPS (Riferimento normativo Art. 10 c. 4, D.Lgs 5 dicembre 2005, n. 252).

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